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A Varese, una vita da cani…

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24 novembre 2008

Gentilissimo Signor Sindaco,
volevo scrivere un commento semplice ma sentito, in merito all’articolo sulle condizioni disastrose in cui versa il canile della nostra città. Un commento semplice e sentito come tutti quelli che i cittadini hanno espresso e che spero Lei abbia letto. Quello che principalmente emerge è come mai Varese, città giardino, agiata, famosa per i suoi cittadini benestanti, non possa occuparsi di un ricovero per 30 cani.
Eppure si fa carico dell’organizzazione di Notti Bianche, Mondiali ed Eurochocolate; tutti eventi sicuramente onerosi e che richiedono grande impegno e impiego di personale. Forse di queste manifestazioni ci si occupa perché danno ulteriore lustro alla città ed anche ritorno economico? Ma allora Varese è veramente una città superficiale, che tiene conto solo delle apparenze e degli status simbol. Bella fuori e brutta dentro! Da quanto ho letto mi è sembrato però di capire che questo non è quello che desiderano i cittadini che hanno risposto numerosi all’invito di Sellitto ad intervenire, per porre fine a questa vergogna. Quindi dobbiamo pensare che questa immagine è data da chi sta ai vertici comunali.
Ora, sorvolando su come sia finito l’emendamento presentato nell’aprile scorso da Stefano Clerici per stanziare 40.000 euro a favore del canile (che però piacerebbe a tutti sapere), soffermiamoci invece a considerare come altre città meno illustri hanno invece strutture adeguate all’accoglimento di queste povere bestie abbandonate da noi uomini. Certamente anche gli altri Comuni dovranno vedersela con problemi di assistenza agli anziani, ai bambini ed altre difficoltà di diversa natura. Ma allora perché noi varesini dobbiamo infangarci di questa vergogna. Noi Varesini “leghisti” stiamo facendo concorrenza al degrado umano che purtroppo caratterizza le città meridionali. Non le sembra il caso di porsi qualche domanda sull’argomento?
Sappiamo tutti che saremo ricordati per quello che avremo fatto. Quando il suo mandato scadrà, secondo Lei, come sarà ricordato? Come colui che non avrà fatto nulla, oppure come colui che per evitare critiche e commenti negativi sui media modificherà le condizioni del canile, oppure come colui che, messo di fronte allo scontento dei suoi cittadini, ha raccolto le loro richieste e si è attivato per cambiare la situazione?
Chiudo con la frase di Ghandi che in molti si sono sentiti di citare: “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”. In questo momento la grandezza di Varese è pressoché inesistente e il suo progresso è pari a quello dell’età della pietra e Lei, dottor Fontana, ne è il Primo Cittadino.
La saluto cordialmente con la speranza che questa lettera possa sensibilizzarla ed essere motivo di riflessione e punto di partenza per la soluzione ad un problema che si trascina da ormai troppo tempo.
Laura Mai

Laura Mai - Varese

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