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Acqua e nucleare non dovrebbero diventare battaglia ideologica

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9 giugno 2011

Purtroppo tutto, anche i referendum, pensati dai padri costituenti come possibilità di intervento legisltivo da parte dei cittadini, sono stati trasformati in terreno di battaglia ideologica. Tant’è che dopo quelli gloriosi sul divorzio e sull’aborto, è stata una deriva di battaglie perse e soldi sprecati.
Questa volta sono vissuti prevalentemente per dare una seconda botta a Berlusconi. E fin qui niente da dire ! Ma se entriamo nel merito:
– nucleare: penso si debba votare SI anche in virtù della ormai conclamata possibilità (soprattutto a seguito della decisione della Germania) di poter fare a meno nel medio periodo di un’energia così pericolosa da gestire.
– Legittimo Impedimento, SI perchè si tratta di affermare il principio fondante le democrazie moderne secondo il quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, e la botta a Berlusconi in questo caso è quanto mai doverosa.
– acqua: l’attuale legge non privatizza un bel niente. Prevede finalmente il ciclo integrato dell’acqua: dalla captazione, alla distribuzione, alla depurazione e reimmissione in rete. Prevede la costituzione di una società patrimoniale, pubblica, in ambito provinciale, alla quale vengano attribuiti tutti gli impianti (pozzi, reti, depuratori, etc) per una gestione più efficiente e per consentire investimenti non frammentati di manutenzione a fronte di una attuale dispersione tra il 30-40% dell’acqua a causa del malfunzionamento della rete. Prevede infine una società di gestione pubblica, dove se necessario si potrebbe far entrare anche dei privati per un massimo del 40% del capitale. Quindi la governance e anche le scelte autenticamente politiche, come forniture gratuite o tariffe agevolate per i meno abbienti, resterebbero tutte nelle mani di un decisore di fatto pubblico. Dove sarebbe tutta questa privatizzazione ? Solo nel principio ideologico per
il quale il privato non dovrebbe neppure contribuire, non tanto alla proprietà che la legge già non prevede, ma neppure alla gestione di servizi pubblici anche da posizioni di minoranza (la regione Toscana ha attuato questa legge e non risultano ci siano stati casi di violazione di un diritto). Ma anche se fossimo sostenitori di un principio assoluto, la legge da la possibilità, non obbliga il pubblico a coinvolgere i privati. a Milano ad es. L’acqua pubblica pare sia ben gestita, quindi si può mantenere tale. In altre regioni meno e quindi un contributo dei privati potrebbe servire.
Trovo inoltre un po’ fuori luogo le posizioni anche di "Avvenire" secondo il quale l’acqua in quanto bene di Dio andrebbe mantenuto pubblico, difendendolo da possibili speculazioni. Posizione sacrosanta, ma sarebbe altrettanto sacrosanto ad es. Sostenere il pagamento ad es. dell’ICI sui beni ecclesiastici quale contributo sostanzioso al disastrato bilancio del nostro stato.
Fino a poco tempo fa ero convinto che questa fosse la posizione del PD provinciale e soprattutto dell’attuale segretario, allora amministratore locale, con il quale ai tempi avevamo organizzato un convegno provinciale.

Cos’è cambiato caro Taricco che con tanta convinzione ci inviti a votare 4 SI ?
Quindi per due referendum condivido la proposta di votare SI, sull’acqua credo sia più corretto astenersi. Ciò consentirebbe di contribuire a raggiungere il quorum dei votanti, ma anche di evitare posizioni aprioristiche che svuotano i referendum del loro significato originario.
Mi sono deciso a esprimere questa mia opinione non perchè il mio voto sia importante, ma perchè considero l’indipendenza di giudizio e l’onestà intellettuale valori importante in un nuovo partito e dopo i pronunciamenti di  Chiamparino, Renzi, Adamoli e le riflessioni di Bassetti, non mi sono più sentito solo.

Emilio Paccioretti iscritto al PD di Samarate e sempre per l'Ulivo

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