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Aggrappati a fili di speranze e al tallone d’Achille

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10 dicembre 2013

Caro direttore,
in termini di tassazioni le decisioni politiche avvalorano la tesi che “i poveri danno poco ma sono tanti” e pertanto evidentemente “conviene spremere sempre quel tasto”, spesso abbordabile approfittando di buona fede animata da laboriosità e spirito sociale; non certo da speculazioni lucrative o sconsiderate interpretazioni inappropriate di principi fondamentali tramandati che hanno fatto la storia pur attraverso sbagli di percorso non sempre facilmente comprensibili per varie vicissitudini, ad esempio nell’irrazionalità delle guerre.
Ma i patti con i cittadini vanno rispettati, come in fatto di pagamenti alle imprese, perché hanno ruoli determinanti incidendo sulle sfiducie crescenti, con ritardi e interruzioni evidenziando carenze strutturali e leggerezze nei sistemi di valutazione che in generale non mi pare si siano mai verificate così clamorosamente, trovandoci risucchiati in una vorticosa crisi recessiva che allarga il suo mulinello investendo ogni ambito della sfera produttiva e la quotidianità; anche l’aumento IVA riduce l’aspettativa, come la TARI con rincari dal 300 al 600% tali che ora “chi TUC-IUC muore” aggrappandosi a fili elettrizzati e ingarbugliati fatti di speranze tese fra i tranelli dai soliti burattinai.
Almeno decidano su quale “sigla” dovremo perire, o districarci, intanto vivendo sottotono all’insegna di somministrazioni di pseudo flebo al posto di “spaghetti pollo e insalatina”, infatti la gente ha ormai capito che la maggior parte dei politici “parla da sola”, facendo e disfacendo, mentre il popolo resta con i suoi problemi irrisolti e appunto aggravati, non vedendo spiragli concreti in vie d’uscita prossime future.
Non essendoci più limiti al baratro si scoraggiano le residue iniziative propositive alternative; magari anche “coraggiosamente” criticando chi in questi momenti incancreniti cerca di accelerare una smossa che dia una scossa necessaria al rinnovamento, fra sfaceli di larghe intese e partiti-bancomat super retribuiti mai ripartiti col piede giusto o incespicati fra caste e lobbie all’apparenza invulnerabili di cui bisognerebbe individuare e colpire “il tallone d’Achille” per farli “saltare”, altrimenti insensibili.
Cordiali saluti e buona giornata.

Valter Abele Zaccuri

Valter Abele Zaccuri

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