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Aiuti alle auto o aiuti alle auto blu?

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24 gennaio 2009

Egregio Sig. Direttore
la mia intransigenza dell’intervento pubblico diretto nell’economia è sempre stato totale e lo sarà sempre perché io penso che sia solo un rinviare alle generazioni future la risoluzione dei problemi in forma aggravata visto che l’intervento pubblico si concretizza sovente senza l’applicazione del principio di economicità. E’ dimostrata questa mia convinzione dall’evento dell’anno 1929 il cui problema economico è stato risolto con modo disastroso con lo scoppio della seconda guerra mondiale. E’ di questi giorni la notizia che lo Stato Italiano intende aiutare il settore auto. Da subito mi sono chiesto se l’intervento sarà rivolto ad una nicchia di settore ossia quello delle “auto blu”. Un parco auto che pare incontrollabile, che costa agli italiani ingenti tasse e che di fatto è solo uno spreco visto che nelle altre Nazioni la presenza di auto blu con relativo autista stipendiato sono in un numero centesimale o addirittura millesimale rispetto al numero delle auto blu esistenti all’interno della Repubblica Italiana.
L’eventuale aiuto al settore auto nel complesso generale anche a tutta la filiera industriale è di fatto una alternativa a soluzioni di sostegno di una politica sociale erogata dall’INPS . Quello che preoccupa da quanto detto fino ad ora è che sembra si voglia intervenire per mantenere il sistema “ingessato” così come è. Il settore auto ha necessità di un cambiamento copernicano. Oggi l’auto è un mezzo indispensabile anche a fronte di inefficienze di ogni tipo e per la mancanza di volontà di molti cittadini poco inclini all’utilizzo di mezzi alternativi. L’uso attuale dell’autovettura nei paesi industrializzati è comunque un abuso ampiamente permesso che si trasforma in danni verso l’umanità nel suo complesso. Inquina, crea distruzioni, malattie, morti. Questo però perché l’uso è irrazionale. Costa poco e tutti ne fanno un uso indiscriminato. Orbene lo scenario di oggi è la fotografia di decenni di errori dove non si è mai fatto caso al problema del trasporto e dei collegamenti per rendere la collettività “a rete unitaria” e si è sempre proceduto a costruire servizi, imprese e immobili senza coerenze con quanto stava intorno. L’avvento di internet e delle tecnologie di trasmissione non è si ancora avuto nei paesi industrializzati se non marginalmente. Quindi l’aiuto al settore dell’auto deve essere finalizzato alla riconversione del modo di vivere dei singoli individui e della società nel suo complesso volto a comprimere i danni da autoveicoli . Fermo restando quindi che, in via più che eccezionale, si debba garantire il sostentamento a molti dipendenti delle imprese automobilistiche che potrebbero perdere il posto di lavoro, l’intervento dello Stato dovrebbe riguardare lo stravolgimento dell’attuale settore. A monte dovrebbe essere valutato il futuro uso dell’auto nel contesto globale. Per questo dovrebbe esserne favorita la possibilità di disporne di auto ma nello stesso tempo dovrebbe essere attuata una politica volta alla contrazione all’uso. Cosa migliore un aumento del prezzo del benzina e una contrazione del costo di acquisto del veicolo. Contrazione che potrebbe essere realizzata anche con la nuova modulazione della tassa di proprietà – bollo auto – (di cui sono fermamente convinto dell’esistenza in sostituzione di altre tasse) che potrebbe essere calcolata matematicamente legando in modo direttamente proporzionale fra loro potenza del mezzo espresso in kW con gli anni di vetustà e inversamente proporzionale al tasso di inquinamento dedotti dal numero euro (Euro1, Euro 2, Euro …). Circa la disponibilità del mezzo di trasporto sebbene ci sia un parco auto notevole le necessità non sono mai soddisfatte a sufficienza. Vedo quindi la necessità di interessere la più ampia fascia di popolazione della disponibilità o della conservazione della disponibilità dell’auto. Vero quindi la necessità di immettere sul mercato auto “low cost” a formato standard la cui vendita dovrebbe essere favorita dallo Stato ad esempio con l’azzeramento dell’imposta IVA. Di contro le auto inquinanti e di lusso con particolari personalizzazioni e accessorialità dovrebbero avere un IVA (Imposta sul valore aggiunto) molto alta anche pari al costo della stessa autovettura. L’auto “low cost” permetterebbe un ricambio mezzi entro limiti di tempo ridotti e la tassa di proprietà configurata come qui ho indicato andrebbe a favore nello stesso verso. Sulle auto ad uso di energie diverse dai derivati del petrolio non mi dilungo perché se ne parla già abbastanza da anni ma poi non se ne fa nulla. Qui parlo di “avere un’auto”: con essa ritengo che sia necessario/obbligatorio anche il posto auto per poterla sistemare al di fuori delle strade. Ecco quindi la necessità/obbligo di estendere maggiormente la facilita di costruire nuovi posti auto e garage ad esempio interrati. Ho parlato di riduzione dell’uso dell’auto. Io penso che politiche mirate potrebbero nel giro di pochi anni ridurre l’uso dell’auto anche fino al venticinque per cento dell’attuale impiego. Non parlo di “scoraggiare lo spostamento” ma di poterlo evitare . Da subito con la legge che il Governo intende attuare è necessario dare seguito allo sviluppo telematico e della reti internet. Pertanto a qualsiasi cittadino o impresa deve essere dato impulso all’uso della telematica. Una soluzione drastica potrebbe essere l’obbligo dell’imposta di bollo per la presentazione di istanze o pratiche presso qualsiasi Ente pubblico pari ad un valore dieci/venti volte superiore se la pratica è presentata in forma cartacea rispetto all’uso della forma telematica. Se oggi in ogni casa c’è almeno un telefono, forse è giunto il momento perché ci possa essere il video-telefono. Soprattutto a livello industriale l’uso delle teleconferenze limiterebbe di molto l’abuso dell’auto. Questione solo di abituarsi al nuovo modo di lavorare del titolare o del dirigente d’azienda che al posto di andare in un lussuoso hotel per una conferenza può rimanere tranquillamente nel suo ufficio e parlare o ascoltare anche chi sta dall’altra parte del globo. Questa è una sfida del mondo industriale che purtroppo proprio negli ultimi tempi lo si vede arrancare paurosamente. Basta vedere ad esempio le lamentele a livello di accordo di Kyoto sull’ambiente e la richiesta più volte manifestata di aiuti di Stato per fare fronte alla crisi. Riconosco la necessità comunque di continuare a spostarsi fisicamente in questo modello di società.
La timida sortita del governo Prodi di detassare parte dei costi degli abbonamenti ferroviari ai lavoratori dipendenti e agli studenti dovrebbe essere estesa anche ai dirigenti e titolari d’azienda ad esempio in cambio della penalizzazione dell’uso della flotta di auto aziendali. Ho aperto questa breve riflessione su come potrebbe cambiare al società modificando il modo di uso dell’auto propria con una battuta goliardica sulle auto blu. Ebbene il peggiore disastro a livello di trasporto ritengo sia dovuto proprio alle auto di rappresentanza in uso presso le pubbliche amministrazioni la cui esistenza drena molte risorse dalla collettività e la cui eliminazione, a parità di risultato da raggiungere, comporterebbe solo meno tasse e minori “comodità eccessive” per un piccolissimo numero di italiani.

Agostino De Zulian, Varese- Verbania

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