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Alcune riflessioni sull’Ulivo del nord

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6 settembre 2006

Gentile direttore,

Vedo che la questione dell’Ulivo del Nord sta suscitando una discussione
vivace.

Desidero fare anch’io alcune riflessioni.
L’Ulivo ha vinto di misura in Italia e ha avuto un basso consenso al Nord che è, da un punto di vista economico, ma non solo, la parte trainante del paese. E, pur essendo la zona economica più dinamica, anzi, proprio per questo, risente molto di più della concorrenza internazionale e della globalizzazione. E’ quindi necessario offrire
delle risposte a chi si sente trascurato dalla politica, la quale spesso non riesce a capire la necessità di infrastrutture, di efficienza nei servizi, di creare un sistema che nel suo complesso, dalle piccole
aziende a quelle più grandi, dalla scuola all’università, dagli enti locali ai sevizi erogati dallo stato, crei quella politica di marketing territoriale che ci permetta di affrontare le sfide di un mondo sempre più dinamico e complesso.

Certo nessuno deve rincorrere il centro destra, blandire chi parla più alla testa che alla pancia della gente.

Ma contemporaneamente non si può nemmeno non offrire delle proposte a questi problemi.

In questo momento molti sentono il centro sinistra come qualcosa di distante; punitivo non solo nei confronti di “padroni” ( intendendo con questo vecchio termine una vasta platea che va dagli industriali veri e propri ai professioni, agli artigiani ) ma di tutti coloro che hanno
raggiunto un certo benessere. Si arriva all’assurdo che io,
imprenditore, mi ritrovo a votare a sinistra e i miei dipendenti a destra. Il rapporto fra prelievo fiscale e sua efficienza nella spesa non può venir demonizzato, ma deve essere ben analizzato.

C’è una bella differenza fra il capire le esigenze di un territorio, la sua evoluzione, dialogare con i cittadini e gli attori di questa società, capire i motivi di un “malessere del Nord” e rincorrere coloro che come risposta a questo malessere si trincerano nella paura del
nuovo, nel rimpianto sterile della lira, nella proposta di dazi che l’Italia non può, come membro del WTO, mettere, fino ad arrivare alla xenofobia, all’odio verso il “diverso”.

I valori devono essere la base: la giustizia sociale, la pace, la lotta al razzismo e alla xenofobia, la solidarietà devono essere la nostra discriminante.

Ma l’Ulivo non può rimanere e non deve rimanere confinato solo in determinate rappresentanze sociali, deve riuscire a dialogare e a fornire proposte a una società post-industriale, in rapidissima evoluzione, non rinchiudersi in una torre d’avorio.

Ma per offrire solidarietà a chi ne ha bisogno occorre che l’altra parte della società produca ricchezza. Ecco quindi come solo facendo ripartire l’economia, aiutandola a crescere si possa ridristribuire la ricchezza.
Gli imprenditori ( e non solo loro ) devono pagare le tasse ma prima bisogna dare le condizioni per creare gli utili! Ormai non basta però l’intraprendenza del singolo deve essere tutto un sistema che si deve sentire parte di questa partita.

Certo è una sfida difficile ma proprio per questo affascinante.

Massimo Bernasconi

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