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Alemanno, Mussolini e la guerra

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26 aprile 2009

Egr. Direttore,
era la festa del Natale di Roma, organizzata dal Sindaco Alemanno anche per ricordare il clamore e i fasti che le dedicava il regime fascista cui la leggenda di Romolo e Remo impegnati sul Palatino a tracciare il solco della città futura e la storia dell’Impero romano erano particolarmente care, attingendovi i propri sogni e le relative insegne.
La sera del 21 aprile scorso la via dei Fori imperiali e il Colosseo sfavillavano di luci e su uno schermo gigante scorrevano immagini
varie. Improvvisa e imprevista è comparsa l’immagine di Mussolini. La faccia truce e feroce di quando, il 10 giugno 1940, dal balcone di Piazza Venezia annunciò l’ingresso in guerra dell’Italia a fianco della Germania di Hitler.
Un’immagine schock, inquietante. Non solo perché riguardava un evento che a quel dittatore non aveva riportato altro che sconfitta e vergogna e l’aveva poi condotto, mimetizzato entro una divisa nazista, a una fuga e a una morte
disperata, ma anche perché l’esibizione di quell’immagine era amputata dei
fatti che ne erano derivati e che erano ricaduti in modo rovinoso e tragico
sulla storia di milioni e milioni di esseri umani.
L’aggressione alla Grecia, l’occupazione della Yugoslavia, l’invasione della Russia. I sacrifici e la morte di migliaia di soldati al fronte, la fame e la miseria delle popolazioni civili a casa. La rapina di risorse materiali e umane, stragi e massacri. Campi di lavoro, di concentramento, di sterminio.
Questi i fatti determinati dall’intervento fascista nella Seconda guerra mondiale di cui è doveroso promuovere la conoscenza presso i giovani insieme all’opera di riscatto della dignità e dell’onore degli italiani compiuta dai  partigiani nella Resistenza e culminata con la vittoria e la Liberazione del 25 aprile 1945.

Cordiali saluti

 

Maria Pellegatta - Federazione varesina del P.d.C.I

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