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Ambrosia: 12 anni di sfalci e risultati zero

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4 settembre 2011

Cara Redazione
Ormai gli articoli pubblicati sul vostro sito dedicati all’ambrosia e alle lamentele dei cittadini si sussegguono in questo periodo come non mai… addirittura anche le amministrazioni comunali vi scrivono per discolparsi della situazione dicendo che la situazione è del tutto regolare. Fioriscono in rete blog e siti in cui si analizza il fenomeno, quello che si evidenzia è che le amministrazioni non sono interessate a risolvere il problema Ambrosia ma a rispettare la norma regionale che prescrive gli sfalci nelle aree interessate da questa pianta. Richiamo alcuni spunti trovati online per riassumere la grave situazione aggravata da tale norma.
Tale norma risale al 1999 quando la Lombardia aveva emanato un provvedimento volto a prevenire la diffusione della pianta mediante un metodo che prevedeva tre sfalci consecutivi entro al terza decade di giugno e di luglio e la seconda di agosto. Constatato l’inefficacia del decreto nel 2004 riaffrontava il problema con la pubblicazione di Linee Guida, che ribadivano sostanzialmente la validità del metodo previsto dal primo provvedimento , individuando tra l’altro la maggiore infestazione nelle province di Varese, Milano nord e Pavia.
Accanto agli sfalci, le linee guida prevedevano l’elaborazione di manifesti e pieghevoli illustrativi da parte di ASL, Comuni, nonché incontri informativi per aumentare l’attenzione della popolazione al problema. Dopo 12 anni la situazione è peggiorata a vista d’occhio!
In realtà abbiamo assistito ad un approccio meramente burocratico al problema ambrosia da parte di Regione, Asl, Comuni: ognuno ritiene di aver fatto quel tanto che gli competeva!
Ma se l’ambrosia sfalcio dopo sfalcio dilaga ed aumentano le persone che si ammalano: l’Arpa piemonte assime eall’università di Torino evidenziano come lo sflacio della pianta sia del tutto inefficace per contrastare la diffusione della piana mentre sono da preferire tecniche di sradicamento e addirittura l’uso di erbicidi.
Quindi i sindaci se ne sono lavate le mani, limitandosi ad ordinanze farlocche, visto che non sono servite a limitare la diffusione del polline. Essendo un problema sanitario che sta dilagando, ritengo che vada aggredito mediante una seria programmazione che coinvolga Regione Asl e Comuni con mappatura delle aree infestate e il controllo del territorio da parte delle Amministrazioni Comunali, con l’eventuale supporto delle ASL e di agronomi.
E’ fondamentale quindi a seguito del monitoragio ambientale prevedere un momento di sintesi finale con l’analisi dei risultati e degli eventuali problemi incontrati e la riprogrammazione degli interventi per l’anno successivo.
Importante è anche il monitoraggio aerobiologico, con la divulgazione dei bollettini come strumento di controllo del territorio, in quanto la concentrazione di polline è un indicatore della diffusione della pianta.
In rete quello che si denota nei vari blog è che vi è una certa coscenza da parte dei cittadini che alcune delle cose elencate siano state realizzate, ma anche che la loro frammentazione e disomogeneità ha portato agli odierni risultati drammatici. L’ordinanza basata sugli sfalci è ormai ritenuta dagli esperti superata ed inefficace, non resta che

R. Arioldi.

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