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Ancora sui referendum

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8 giugno 2011

Egregio Direttore,
 
mi associo a quanto scrive il Sig. Roberto C. (lettera n. 68/6) in risposta alle osservazioni poco obiettive del Sig. G. Mele (lettera 65/6 dal titolo “Referendum: doveri o diritti”), che non fa che ripetere in fotocopia quelle dell’on. avv. Paniz del P.D.L. esternate ieri sera all’ “Infedele” di Gad Lerner, quando afferma che i Referendum non sono un “dovere” (snobbando anche il pensiero del Presidente della Repubblica) ma  semplicemente un diritto a cui si può comodamente rinunciare, per cui il 12 e 13 giugno “andrà al mare” anzichè a votare. Benissimo, faccia pure ciò che gli pare, segua pure l’indicazione di Craxi (ma ricordi  com’è finito!), non commetterà certamente alcun reato, la legge non lo obbliga, ma non venga a sostenere che l’astensione (cioè la non partecipazione) sia un modo civile e democratico di comportamento: significa solo voler boicottare il “quorum” nella speranza che vengano fregati gli altri che “politicamente” non la pensano come lui. Come infatti meglio spiega nel prosieguo del suo discorso, i Referendum costituiscono l’ “unico strumento di decisione diretta degli Italiani” ed hanno sempre assunto il ruolo di “battaglia contro questo o quel governo”, in altre parole hanno sempre avuto (e sempre avranno) anche una valenza politica: osservazione questa del tutto condivisibile e che ben spiega il perchè chi sostiene il governo in carica non va a votare ma preferisce astenersi, non tanto per considerazioni “di merito” (i “contenuti” infatti non gli interessano affatto) ma per PAURA di una SCONFITTA POLITICA in caso del raggiungimento del quorum.
ASTENSIONE significa dunque AVERE LA CODA di PAGLIA, NON AVERE IL CORAGGIO di ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE ma accodarsi passivamente al volere del “Capo”.
Anche stavolta, come alle recenti Amministrative, spero che il Popolo Italiano vada in massa a votare ai Referendum, e che LA VITTORIA (o almeno uno stragrande numero) dei SI’ mandi al governo in carica un altro sonoro avvertimento (perchè anche a questo servono i Referendum, al di là dei loro contenuti specifici, pure importanti) e lo induca a ripensare o a ritirare certe leggi impopolari che ha varato più per il proprio interesse che per quello dei Cittadini, e che la “maggioranza silenziosa” degli Italiani rifiuta e vuole rispedire al mittente. Altrimenti è prevedibile che continueranno imperterriti su questa strada, e daranno in appalto anche l’aria che respiriamo ai privati loro amici, perchè la depurino con sofisticati nuovissimi impianti che inventeranno per svuotarci sempre di più le tasche.
 
Ed ora vorrei dire qualcosa sul “legittimo impedimento”: altro che appellarsi ai cattivi esempi che ci
provengono dall’estero, in particolare dalla Francia dove il Presidente della Repubblica (vedi Chirac) può rinviare le sue questioni giudiziarie personali alla fine del mandato; in Italia sarebbe meglio evitare che tanti inquisiti occupino posti di rilievo come Ministeri o Presidenza del Consiglio: occorrerebbe piuttosto prevedere per costoro una “via giudiziaria preferenziale”, ultrarapida, che acceleri il più possibile l’iter dei processi che li riguardano in modo da definire in tempi brevi la loro innocenza o colpevolezza, in base alle quali il Parlamento possa poi esprimere un motivato giudizio in merito alla continuazione o meno del loro mandato. Ma questa per ora resta solo un’utopia, perche ci vorrebbe l’istituzione anche di Referendum “propositivi” e non solo abrogativi com’è oggi. Mi auguro che a ciò provvedano i futuri governi.
Giovanni Dotti

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