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Anno Zero del pluralismo

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15 aprile 2009

Caro direttore,

ho letto con attenzione la lettera del signor Gelosia che parte dalla vicenda relativa ad Annozero per fare una riflessione più generale sull’informazione in Italia. Devo purtroppo dissentire in alcuni punti rispetto a quanto scritto da lui. Innanzitutto, secondo me è inesatto affermare, a proposito dell’attuale premier, che "nella carta stampata di voce ne ha pochina": al vertice del gruppo Mondadori, uno dei maggiori  gruppi editoriali italiani che incorpora anche marchi prestigiosi come Einaudi e Piemme, troviamo difatti Marina Berlusconi. Da lì dipende la pubblicazione del quotidiano Il Giornale e di una rivista come Panorama, tanto per citare due esempi: che poi altre società come Rizzoli Corriere della Sera o l’Espresso siano sfuggite alla longa manus della famiglia di Arcore è un bene preziosissimo per il pluralismo in Italia, ma non mi pare sia corretto dire che Berlusconi abbia poca voce nell’ambito della carta stampata.

Ma è nel campo televisivo che emerge imperiosa la superiorità comunicativa delle forze del Presidente: da Mediaset, gruppo Fininvest, dipendono direttamente tre reti sulle sei più diffuse a livello nazionale, per non parlare del digitale terrestre. E sulla RAI c’è poco da stare tranqulli: il fatto che la commissione parlamentare di Vigilanza spetti all’opposizione è perchè quest’organismo ha ben poca voce in capitolo. Ciò che conta, quantomeno per il tipo di informazione trasmessa dai notiziari, è il nome (e il colore politico) del direttore di rete e del direttore del telegiornale. Mentre la terza rete è tradizionalmente riservata al centrosinistra, i posti importanti di RaiDue sono riservati a uomini in quota AN e Lega, ed a breve si avrà la nomina del nuovo direttore del TG1 che con tutta probabilità sarà Maurizio Belpietro, nato e cresciuto in seno alla Mondadori, quindi non proprio una garanzia di indipendenza.


Nel definire Annozero una trasmissione antigovernativa, ci si dimentica forse di come quanto affermato nel corso delle varie puntate non sia tenero nemmeno nei confronti del Partito Democratico, si vedano ad esempio gli interventi di Marco Travaglio: forse, tutto il vespaio di critiche che di volta in volta si riversa verso questo programma è dovuto proprio alla sua scomodità, al suo essere nè berlusconiana nè "franceschiniana". Che poi a volte Santoro vada oltre le righe, e possa risultare più fastidioso che mai soprattutto ad una certa parte politica, non rappresenta un buon motivo per volerlo imbavagliare, come già fatto in passato: mi pare che in democrazia una delle regole fondamentali sia tollerare anche le voci fuori dal coro. Sinceramente mi preoccuperei molto di più di un’eventuale unicità di pensiero, piuttosto che di un’esagerazione in senso opposto.
Cordiali saluti
Marco Regazzoni

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