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Arcisate Stabio, facciamo chiarezza sulle colpe

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23 maggio 2013

Gentile direttore,
vorrei fare qualche approfondimento sulla lettera del sig. Cavallin, che dà alla questione dell’Arcisate-Stabio una risposta "creativa" in quanto membro dell’organo di un partito.
Ebbene signor Cavallin,
spieghiamo un poco di chi sono le colpe della situazione attuale della linea ferroviaria:
1) anzitutto della stazione appaltante (RFI) che non ha preventivamente valutato il problema delle gestione delle terre da scavo, nonostante la rilevanza economica del problema ed un quadro normativo in materia articolato e continuamente aggiornato a partire da un famigerato decreto Lunardi del 2001;
2) di nuovo della stazione appaltante per non avere cacciato già due anni fa un appaltatore che parimenti non aveva preso in considerazione il problema e che pretendeva più soldi di quanto dovuto per lo smaltimento delle terre. Dal momento che aveva sbagliato a fare un’offerta economica gli si sarebbe dovuto dire (se gli strumenti normativi lo consentono): o costruisci alle condizioni contrattualmente pattuite o te ne vai!
3) dei pubblici amministratori della passata giunta regionale (tutti, compresi quelli del suo partito) per avere fatto pressioni su RFI, data la rilevanza dell’opera, il suo inserimento nel quadro di Expo 2015, la necessità che la Lombardia non facesse brutta figura nei riguardi della vicina Confederazione Elvetica; pressioni finalizzate ad evitare che RFI liquidasse l’appaltatore ed anzi concedesse a questo danaro pubblico in più al fine della gestione delle terre da scavo;
4) dei pubblici amministratori dei comuni interessati che non sono stati capaci di affrontare il problema nella fase di consultazione prevista dalla normativa nazionale, ovvero la fase di Valutazione di Impatto Ambientale. Forse qualcuno si è premurato in tale fase di evidenziare le criticità indotte dai cantieri, dall’attraversamento dei centri abitati, dall’assenza di una caratterizzazione delle terre da scavo, dall’assenza di un piano di gestione delle terre? Lei ha consultato gli atti pubblici in merito? Se lo avesse fatto avrebbe notato con quanta leggerezza e incapacità è stato affrontato il problema da soggetti preposti alla gestione del territorio. Con la stessa leggerezza mostrata per la cava di Cantello, o per Pedemontana…

Tutto ciò per dire che, con un po meno di incompetenza generale, si sarebbe potuta evitare  questa situazione, del tutto identica a quella che ho visto in numerosi cantieri in varie parti d’Italia, dove un’impresa inizia dei lavori pubblici e poi li abbandona. Ed anche a Varese abbiamo avuto qualche caso non troppo lontano nel tempo…
E che le incompetenze non si rilevano in una lontana Roma, ma anche nella nostra provincia ed a Milano.
E che quindi un qualunque politico genericamente incompetente (come tutti i politici debbono essere, occupandosi di miriadi di probelmi diversi), il Maroni di turno, che fino a qualche mese fa faceva il ministro degli inetrni o il parlamentare romano ed oggi gestisce una regione, mestiere che non credo si impari in due mesi, non è certo un deus ex machina che può risolvere in quattro e quattrotto una situazione ingarbugliata come questa, se non al prezzo più che certo di fare pagare a noi cittadini un costo ancora maggiore per quest’opera.
Ecco l’unica certezza: l’opera verrà completata tra qualche anno ed il prezzo finale sarà probabilmente superiore a quello a base di gara.
Un’amarissima lezione, che si sarebbe potuta anche evitare se i nostri legislatori fossero in grado di fare normative sugli appalti pubblici capaci di tutelare gli interessi delle stazioni appaltanti pubbliche. Ma dei nostri legislatori io non ho la fiducia che ha lei…

Cordiali saluti,

Roberto A. (Varese)

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