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Avesta, la guerriera dagli occhi verdi

Avarie
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8 ottobre 2017

Egregio Direttore

Avesta Harun Firat è una guerriera curda, una partigiana del Pkk. Il suo nome vero è Filiz Saybak, ha ventidue anni quando sale in montagna seguendo le orme di Harun, l’adorato fratello, morto in combattimento. Prendendo il nome di Avesta Harun lascia il villaggio curdo dove con la famiglia è cresciuta e ha imparato a conoscere le cose, ad amarle, sapendo di andare a morire. Imbraccia il fucile per dare il suo contributo alla lotta per un Kurdistan libero. La sua forza è così grande e viva, che presto diventa comandante della sua squadra.

Questo è stato il tema di una serata organizzata dalla sezione Anpi di Induno Olona, la settimana scorsa, nell’ambito degli incontri con l’autore. L’autore in questione è Marco Rovelli, un giovane giornalista che con tanta passione e a rischio della vita, si è recato sul posto per raccogliere testimonianze proprio su questa persona che ha poi raccontato con il suo libro: “La guerriera dagli occhi verdi”. Ma quando arriva sul posto convinto di poterla intervistare, viene a sapere della sua morte in un combattimento con l’Isis, il così detto stato islamico

Lo dobbiamo quindi a lui se questa Avesta esce dall’anonimato e potrà essere ricordata, purtroppo sempre da pochi, in questa Europa stanca e disattenta. Il popolo curdo è un popolo dimenticato da tutti nonostante in quel paese si viva la stessa Resistenza vissuta qui in Italia dal 1943 al 1945, con la differenza che la Resistenza curda va avanti da oltre vent’anni, con una liberazione ancora troppo lontana.

Lontana perché al governo turco, grande alleato della Nato, è consentito di tutto e di più, anche quelle di uccidere indiscriminatamente, non rispettare qualsiasi diritto umano, equiparando la popolazione curda ai terroristi. Ma ora i guerriglieri curdi sono diventati alleati degli americani perché sono coloro che sulla propria terra, al prezzo di grandi sacrifici, stando combattendo contro i terroristi veri, coloro che seminano bombe e devastazione in tutta l’Europa con attentati alla popolazione civile devastanti e criminali.

La conclusione di tutto questo discorso è molto semplice: se un giorno i terroristi saranno sconfitti definitivamente, e lo saranno per nostra fortuna tra pochi mesi, lo dobbiamo quindi a questi partigiani curdi, a queste tante Avesta a queste donne, che per combattere per la liberazione del loro popolo, sacrificano la loro vita per il nostro avvenire, per il nostro benessere, la nostra democrazia e la nostra libertà. Perché la loro battaglia è anche la nostra. Marco Rovelli è anche un ragazzo molto simpatico arrivando ad esaltare Ocialan, il comandate Apo, da vent’anni detenuto nelle carceri turche in condizioni disumane, punto rifermento per tutta la sinistra europea, una sinistra che in Italia, sue parole, non esiste più. Ma senza un pizzico di utopia questa Europa rischia di naufragare come allo stesso modo lascia naufragare tutti quei migranti che muoiono nel Mediterraneo nella speranza di un sogno che il nostro ministro degli interni, Minniti, rischia di far affondare. Perchè senza sogni è la stessa Europa a naufragare se non impara a coniugare solidarietà, accoglienza e sicurezza.

Nel suo grido di battaglia si sentono le voci di un popolo intero, un coro che chiede solo giustizia e libertà. Avesta diceva sempre: “Berxwedan jiyane”, la Resistenza è vita. Storia raccontata da Marco Rovelli nel libro “La guerriera dagli occhi verdi” che  consiglio di  leggere, almeno per un senso di gratitudine nei loro confronti.

Emilio Vanoni – Induno Olona

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