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Barack Obama oppure Mitt Romney: come dire, inflazione oppure guerra

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5 novembre 2012

Egregio direttore,
domani si terranno le elezioni per nominare il nuovo Presidente Americano. Appare molto diverso il programma, le promesse dei due candidati. Agli Europei pare sia qualcosa che debba loro riguardarli minimamente. Al di la tutte le parole dette al vento e ripetute a iosa la differenza si riassume nel proporre come uscire dalla crisi economica.

Sugli Stati Uniti pesa soprattutto il grande debito statale che dovranno decidersi come pagarlo. Per gli Stati Uniti qui non si parla di tagliare o meno i servizi visto che il welfare state è già molto limitato (cosa ben altro diversa sarebbe parlare in questi termini in Europa). Entrambi hanno accantonato la volontà di trovare le entrate tassando con patrimoniali e coerenti tasse la parte di popolazione ricca e i lauti guadagni di manager e dirigenti. Pur lasciando con molta meraviglia questa ipotesi inpercorribile, ci si chiede cosa faranno veramente i nuovi eletti. Riversarsi sulla popolazione povera, sui bisognosi e sullo "Stato Essenziale" pare una cosa spropositata e impossibile che farebbe crollare ogni possibilità di successo.

Gli Stati Uniti esclusa la possibilità di super tassare i ricchi oppure di tassare maggiormente i poveri oppure di tagliare i servizi sociali e con un’economia che fatica a muoversi si trovano di fronte a scelte obbligate per fare fronte all’immane debito pubblico al fine di evitare il default nazionale.

Due sono le scelte possibili.

La prima è quella di produrre una grande INFLAZIONE meglio definita STAGFLAZIONE oppure l’altra è quella di provocare GUERRE.

I due candidati si differenziano completamente proprio con questa analisi.

Da una parte Barak Obama sponsorizzato da filo neokenesiani capeggiati dal premio nobel Paul Krugman che da tempo evoca UN’INFLAZIONE CONTROLLATA che in pratica potrebbe esplodere in modo incontrollato in qualunque momento, dall’altra Mitt Romney che vorrebbe bombardare l’Iran con le conseguenze che ne deriverebbero.

Purtroppo entrambi aggraveranno la crisi economica degli Stati “un tempo” industrializzati e primi del mondo.

Soprattutto per l’Europa ci saranno seri problemi se la stessa non risponderà compatta e farà fronte comune al tentativo di risolvere i problemi del debito USA con i programmi presentati dai candidati alle Presidenziali USA in programma domani.

La crisi economica purtroppo iniziata da molti anni e consistente in una accelerazione di transazioni di “valori” dai paesi industrializzati verso i paesi emergenti a cui si tentò anni addietro inizialmente di farvi con speculazioni e con concessioni di liquidità impossibile (mutui SUB-PRIME) creando ulteriori disastri ancora oggi non ha risposte per farvi fronte con certezza risolutiva e ogni tentativo in tale senso non ha dato gli esisti sperati. Anzi ha provocato ulteriori danni e conflitti.

Agostino De Zulian - Varese - Verbania

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