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“Benvenuto al Professor Crugnola”

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18 novembre 2008

Egregio Direttore,
la prego di scusarmi se scrivo qui, anziché nei
“commenti dei lettori”, ma 500 caratteri non mi
sono sufficienti. Vorrei commentare l’articolo di
prima pagina “Chiede lo sbattezzamento, la curia
lo scomunica”. Il signor Valerio Crugnola ha fatto
oggi quello che io avevo fatto circa quattro anni
fa, grossomodo con le stesse modalità: comprendo
il suo entusiasmo, e la sua voglia di comunicarlo
al mondo intero, a suo tempo ho avuto le stesse
sensazioni, e tuttora, se ripenso a quel periodo,
lo ricordo con un misto di gioia e di orgoglio. I
miei genitori, tiepidi credenti, mi avevano
battezzato all’età di 14 giorni, probabilmente per
consuetudine, o nella migliore delle ipotesi
perché pensavano di far bene: da quel momento mi
avevano arruolato in una confessione religiosa,
senza chiedere il mio parere. Una quarantina
d’anni dopo, faticosamente, ero riuscito a
rimettere le cose al proprio posto, avevo ripreso
le redini della mia vita, rispetto alla religione.
Un lungo percorso, completato proprio da
quell’atto burocratico, lo stesso del Signor
Crugnola. La lettera che ho spedito alla Curia
era molto meno dettagliata di quella di Crugnola,
ma la risposta che ho ricevuto è stata la stessa
(la lettera è standard): l’invito al dialogo e
poi, trascorsi 15 giorni, il procedimento
d’ufficio. Al termine dell’iter ho inviato una
e-mail alla Curia, nella quale ringraziavo il
responsabile per la correttezza ed il garbo
dimostratomi. Personalmente non ho risentimento o
avversione, per la Chiesa Cattolica, e sono
convinto che la mia scomunica faccia bene non solo
a me, ma anche alla Chiesa stessa: un pessimo
“cattolico” non fa certo onore alla Chiesa, né
alla comunità parrocchiale. Infatti, uno dei
motivi che mi hanno indotto all’atto, è stato
proprio un certo “rispetto” per la religione:
secondo me una persona deve essere libera di
aderire o meno ad una confessione religiosa, ma se
decide di aderire deve rispettare le regole, i
vincoli, e tenere una condotta consona a quella
religione, e soprattutto, nel momento in cui
ritiene di non volere più essere parte di quella
confessione, deve avere la correttezza di uscire
da essa, per non compromettere (con la propria
condotta) la “reputazione” di tale religione.
Esiste la libertà di associazione, e specularmente
la libertà di “dissociazione”. Analogamente, in
campo religioso, i cittadini italiani devono
essere liberi di congregarsi in comunità
religiose, e di “scongregarsi” da esse, cioè di
uscire da quelle comunità religiose. L’atto di
uscita dalla comunità, ovviamente si chiama
scomunica, termine che per me non ha quella
valenza negativa, quasi catastrofica, che la
Chiesa gli attribuisce. La Scomunica (latae
sententiae) è quell’atto che mi ha permesso di
essere coerente, e far coincidere il mio pensiero,
il mio agire, e le relative annotazioni scritte
sui documenti di qualche sperduto archivio.
In ogni caso, congratulazioni al signor Valerio
Crugnola, e benvenuto fra noi.
Cordiali saluti.

Silvano Madasi, segretario dell’associazione
Cristallo e socio UAAR.

Silvano Madasi

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