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Berlusconi e il berlusconismo non sono finiti

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5 dicembre 2013

“Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico de’ popolacci. Niuna (nazione) vince né eguaglia in ciò l’italiana. Gli italiani hanno piuttosto usanze e abitudini che costumi. Gli usi e i costumi in Italia si riducono generalmente a questo, che ciascuno segua l’uso e il costume proprio.”

Giacomo Leopardi

Gentile direttore,

con Berlusconi decaduto da senatore si è affermato un principio dello Stato di diritto: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge; e la decadenza del Cavaliere ha sancito la fine di una eccezione durata per troppo tempo nel nostro Paese. Ma il berlusconismo, è bene non dimenticarlo, non verrà cancellato per decreto; e né l’Italia potrà risollevarsi in breve tempo dalla ventennale decadenza civile, politica, morale e culturale nella quale Berlusconi e i suoi vari alleati di turno l’hanno ridotta e prostrata. Durante il ventennio berlusconiano le imprecazioni e il fastidio contro ogni regola contro lo Stato e la Costituzione, gli appelli alla illegalità diffusa sono stati all’ordine del giorno. Per non parlare delle numerose leggi ad personam e dell’approvazione del famigerato e truffaldino Porcellum, definito incostituzionale dalla Corte. Non c’è stato settore economico, sociale, politico e morale del nostro Paese che non sia stato contagiato dal berlusconismo, da quel fenomeno sociale cioè intriso di cinismo, affarismo, opportunismo, trasformismo, individualismo e particolarismo. E’ bene ricordare però che non è stato Berlusconi, anche se ci ha messo abbondantemente del suo, all’origine di questo dissesto etico e civile del nostro Paese. Il Cavaliere ha saputo intercettare, alimentare, legittimare e consolidare i vizi e i difetti peggiori, tipici e storici della cultura degli italiani. Ha portato avanti questa nefasta politica prima, attraverso l’imbonimento martellante della tv commerciale; poi con una propaganda politica improntata al populismo mediatico e al qualunquismo più deteriori. Però diciamola tutta la verità: Berlusconi ha potuto consolidare il suo potere economico e politico nel nostro Paese grazie a un non risolto conflitto di interessi che gli ha consentito di poter utilizzare l’enorme apparato televisivo con il quale ha orientato e manipolato l’opinione politica degli elettori.

L’aver permesso di entrare in politica ad uno con grandi interessi economici e in possesso di un consistente potere mediatico è stato il più grave errore tattico e strategico compiuto dalla sinistra e in genere da tutti i suoi oppositori, frutto di una grave ed evidente sottovalutazione del ruolo che la televisione può avere nel decidere delle sorti politiche di una nazione. Purtroppo la sinistra, figlia della civiltà grafica, ha sempre sottovalutato e per certi aspetti continua a sottovalutare il potere televisivo e multimediale in genere. Il berlusconismo, come abbiamo detto, è un fenomeno complesso che ha avvelenato per anni gli italiani sedimentandosi nelle coscienze della popolazione e perciò bonificare l’Italia dal berlusconismo non sarà un processo breve né indolore. Non bisogna dimenticare che Berlusconi non abbandonerà la lotta politica senza aver venduto cara la pelle; e per queste ragioni sarà bene che il centro – sinistra eviti di ripetere gli errori di sottovalutazione dell’avversario, compiuti sinora e tenga alta la guardia.

Gli italiani onesti e democratici, interessati al bene comune, potranno cominciare a disinquinare il Paese dal berlusconismo solo se riusciranno a costruire una forte, rigorosa e valida alternativa sul piano politico, etico, civile e culturale. A questa alternativa di civiltà dovrà dare il suo contributo il prossimo congresso del PD.

Romolo Vitelli

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