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Berlusconi e le elezioni sarde

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31 gennaio 2009

Come si può accettare che il presidente del Consiglio spenda tanti soldi pubblici, con aerei di Stato, mobilitazione di forze dell’ordine, spese straordinarie per la sicurezza non in una accettabile sortita ma addirittura nove, per una guerra privata contro il governatore di una Regione importante quanto si vuole ma periferica, dove certo non si giocano le sorti dell’Italia ma solo le scelte elettorali della sua autonomia?
Tra aereo di Stato (potrebbe usare almeno uno della sua flotta privata), mobilitazione dell’apparato di sicurezza a Roma e Cagliari, impegno di centinaia di agenti e carabinieri in straordinario, furgoni blindati come le molte grandi auto impegnate, più l’elicottero che sorvola il corteo all’andata e al ritorno e il luogo della manifestazione col premier, ogni trasferta in Sardegna del premier costa per poche ore davvero un pacco di soldi. Se lo moltiplichiamo per nove arrivi-partenze concentrati in un mese, si arriva a una cifra sproporzionata, a una spesa inaccettabile rispetto all’importanza – tutta e solo personal-politica, niente da spartire con l’interesse nazionale – che dovrebbe giustificarla. Berlusconi viaggia con una scorta imperiale, da presidente degli Stati Uniti, come tutti hanno potuto e possono vedere. Le ragioni di sicurezza ci sono, anche se amplificate oltre ogni limite: non è Bush, per intenderci. E comunque l’apparato è triplicato rispetto a quello che proteggeva Romano Prodi.
A memoria d’uomo in Sardegna – ma pensiamo in ogni altra regione – non c’è mai stato un presidente del Consiglio che abbia partecipato con nove visite in un mese e a spese della collettività a una campagna elettorale
Dove sono i grandi moralisti alla Galli della Loggia, Panebianco e Battista esaltanti il Brunetta che stanga i fannnulloni-spendaccioni? Verso l’alto non guardano mai, su Berlusconi e i suoi eccessi non hanno nulla da dire e fare, magari lasciando che a farlo – in un caso come questo – siano i Gian Antonio Stella e pochi altri veri fustigatori a 360 gradi. Cerchiobottisti d’antan, hanno sposato in pieno il motto più cinico: a che serve il potere, se non se ne abusa? Avesse fatto Prodi la metà di quel che ha combinato il Cavaliere su Alitalia in danno dei contribuenti, avrebbero invocato la lapidazione pubblica. Figurarsi se avesse impegnato e mobilitato l’apparato di palazzo Chigi per nove uscite nove in un’elezione regionale.

Massimiliano Pane

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