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Bisogna fermare Netanyahu

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16 novembre 2012

Egregio direttore,  
Non abbiamo esitato a esprimere in questi mesi la nostra solidarietà alle popolazioni del sud- Israele così come a quelle di Gaza, vittime di chi sceglie a Tel Aviv come a Gaza l’uso delle armi. Siamo convinti che oggi il modo migliore per esser loro vicini è la dura condanna e l’isolamento internazionale del governo israeliano.
La grande offensiva militare che sta lanciando, chiamata ”colonna della difesa”, metterà ancora a ferro e fuoco la striscia di Gaza con l’obiettivo di dar seguito al lavoro iniziato, e in qualche modo per loro interrotto, con piombo fuso.
Occorre impedirglielo! Occorre fermarlo! Occorre alzare la voce e isolare Netanyahu.
Il suo cinismo, grazie al colpevole silenzio della comunità internazionale, sta oltrepassando ogni limite. Vittima sacrificale l’intera popolazione di Gaza. La sovradimensionata “autodifesa”, l’uso spregiudicato dell’opzione militare, promossa da Netanyahu, ha l’obiettivo di spostare l’attenzione dell’elettorato israeliano dai problemi sociali alla sicurezza, di sabotare l’iniziativa palestinese di richiesta all’Onu di riconoscere la Palestina come stato non membro, di lanciare segnali minacciosi allo stesso Abu Mazen, ai fratelli musulmani al potere in Egitto, all’Iran.
Oggi la situazione nel Medioriente è diversa dai tempi di piombo fuso. Sono cambiati gli equilibri regionali, altri protagonisti si sono affermati, la crisi siriana coinvolge l’intera regione. Aggiungere tensione e fiamme a un equilibrio precario può far precipitare nel caos e nella violenza l’intero Medioriente.
Anche per questo occorre fermare e isolare Netanyahu.
L’escalation di violenza promessa da Netanyahu si inserisce in un contesto di stallo grave del processo di pace israelo-palestinese, conseguente a politiche di fatto compiute da parte del suo governo in questi anni, che, come ha dichiarato l’Unione Europea il 5 luglio scorso, non solo mettono in mora il processo di pace, ma rischiano di rendere impossibile la soluzione dei due stati per due popoli.
La risoluzione UE cita l’insediamento di nuove illegali colonie, il continuo abbattimento di case e infrastrutture palestinesi, l’isolamento di Gerusalemme est, la deportazione di popolazione, il blocco della striscia di Gaza, ecc.
Anche per questo, nell’interesse dello stesso popolo israeliano, occorre fermare e isolare Netanyahu.
Alziamo la voce della società civile, chiediamo con forza al governo italiano, all’Unione Europea, alla comunità internazionale di rientrare dalla propria colpevole latitanza, di non essere né indifferente, né complice. Spetta a loro fermare Netanyahu e costringere il governo israeliano a percorrere la via della pace fondata sui diritti di tutti, palestinesi e israeliani, sulla fine dell’occupazione.

Paolo Beni, presidente nazionale Arci

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