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Bonanni a Varese

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21 settembre 2011

Caro direttore,
la venuta a Varese di Raffaele Bonanni, successivamente allo sciopero del 6 settembre organizzato dalla CGIL, è senz’altro da considerarsi un avvenimento di valenza nazionale, poiché a suo dire “ si tratta della prima volta che mi capita di essere contestato” ( si veda l’ampio resoconto di Michele Mancino sul quotidiano on-line Varese News del 9 cm).
 
Le critiche, al di là dei rumoreggiamenti in sala, sollevate dal segretario FIM-CISL varesino Mario Ballante sono state puntuali, in quanto hanno evidenziato «l’eccessivo appiattimento dell’organizzazione sulle posizioni del governo» e l’inopportunità del giudizio con cui Bonanni ha bollato lo sciopero della CGIL.
 
«Dire che non va fatto perché fa male alle tasche dei lavoratori – ha sottolineato sempre Ballante – è qualcosa che non condividiamo, perché lo sciopero è uno strumento importante che prescinde dalle tasche dei lavoratori che, peraltro, sono generosi».
 
Che poi nelle conclusioni del Consiglio Generale CISL Bonanni abbia sostenuto che «è meglio che il governo se ne vada a casa e che si faccia un governo di unità nazionale», è rilevatore delle contraddizioni che lo affliggono sul piano sindacale e politico, giacchè a nessuno sfugge che è a partire dall’accordo separato del 22 gennaio 2009 e con la subordinazione che CISL e UIL hanno dimostrato ad ogni manovra finanziaria del governo Berlusconi che si è palesata la loro internità al blocco politico e sociale di centro-destra.
 
E’ noto, infatti, che il governo di centro-destra si è avvalso del loro sostegno acritico per tentare di isolare nel paese la CGIL, nel mentre sferrava un’offensiva a tutto campo contro il mondo del lavoro a partire dall’insieme di norme  studiate contro i dipendenti pubblici e della scuola ( oltre al blocco della contrattazione), unitamente alla controriforma del processo di lavoro e l’avvallo dell’operato antisindacale di Marchionne nelle vicende della Fiat ( si vedano i referendum illegittimi relativamente agli accordi separati di Pomigliano e Mirafiori e il tentativo, bocciato dalla magistratura, di estromettere la FIOM da godimento dei diritti sindacali in quegli stabilimenti).
 
Tutto ciò è avvenuto grazie ad una particolare intesa tra Bonanni e il peggiore ministro del lavoro dalla resistenza, l’ex socialista, dunque trasformista, Maurizio Sacconi, che oltre a garantire una sovraesposizione mediatica al segretario della Cisl, tutta giocata in funzione anti CGIL, avrebbe dovuto creare le condizioni in prospettiva per un sorpasso organizzativo della Cisl ai danni della CGIL. Con l’intento  esplicito di far prevalere un modello sindacale diverso e alternativo a quello della CGIL.
 
Infatti, dopo l’accordo del 28 giugno tra CGIL-CISL –UIL e Confindustria in materia di nuove regole per la contrattazione e sulla misurazione della rappresentatività sindacale il ministro Sacconi ha inserito nella manovra finanziaria l’articolo 8, allo scopo di consentire ai contratti aziendali ( o territoriali) di derogare non solo ai contratti collettivi nazionali, ma – e questo è davvero abnorme- alle disposizioni di legge in materia di licenziamenti senza giusta causa.
 
Un articolo dai profili decisamente anticostituzionali , anche se per la Cisl prima dello sciopero del 6 settembre ciò non costituiva un problema, poiché a detta di Bonanni quelle norme  “ rafforzano il potere delle parti” e sono in continuità con l’accordo del 28 giugno. Mentre dopo lo sciopero Bonanni ha dichiarato sull’Unità  dell’8 c.m. che quell’articolo in parte  può essere disinnescato da un documento politico stipulato tra CGIL-CISL UIL, poichè l’articolo 8, prevedendo tra le altre cose la legittimazione retroattiva degli accordi di Pomigliano e Mirafiori, soddisfa paradossalmente sia la Cisl che la Fiat di Marchionne , diversamente da quanto stabilito dall’accordo del 28 giugno .
 
Comunque,la testarda mobilitazione della CGIL ha permesso di contrastare la deriva sindacale nei rapporti di lavoro e inevitabilmente lo sciopero del 6 settembre, coagulando l’indignazione e la protesta di un blocco sociale che a partire dalla forza organizzata del mondo del lavoro non si rassegna a pagare i costi di una crisi provocata dalle direttive internazionali veicolate dalla fallimentare cultura neoliberista, ha rappresentato la cartina al tornasole della manifesta passività di CISL e UIL e dell’insostenibilità delle loro parole d’ordine.
 
Pertanto, non solo la riuscita di uno sciopero che faceva sprofondare in borsa il paese o  addirittura  come la Grecia ha avuto un risalto notevole su tutti i media nazionali, cosa non affatto scontata; ma l’adesione allo sciopero anche di iscritti e militanti di Cisl e UIL, la proclamazione dello sciopero in quella stessa giornata da parte della FIM-CISL di Treviso e Lecco, ed ora l’indizione dello sciopero della UIL del pubblico impiego per il 28 settembre, dimostrano che vi sono le condizioni per allargare il fronte della mobilitazione sindacale.
 
Perché non è sostenendo la proposta di un  governo di unità nazionale, sulla falsariga di un certo politicismo d’ accatto , che si eludono o si superano le divergenze e le questioni di merito sindacale che si sono accumulate in quest’ultimo triennio.
 
Cordiali saluti
                                                                                                                                                                   
Gian Marco Martignoni CGIL di Varese

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