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Buon anno, caro Lupo

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1 gennaio 2009

Caro direttore,
com’è che quest’anno non sento il desiderio dei consueti auguri?
Forse perché sto poco bene io, forse perché sta poco bene il mondo, forse perchè si continua a morire in ogni angolo della Terra senza una ragione plausibile che non sia il potere, il denaro, l’odio.
Non ho alcuna voglia di ascoltare Napolitano, la retorica dei discorsi di fine anno mi è sempre scivolata addosso senza lasciare traccia,non ho voglia di facce di politici quest’anno, meglio l’intimità della mia famiglia.
Questa sera dopo una tranquilla cena con mio marito mi sono presa dieci minuti per me, per ricordare una persona che non c’è più e che mi manca.
Si chiamava Lupo, un metro e ottanta di pelle e ossa e un cuore grande da far pensare che potesse contenere tutto il mondo e forse lo conteneva davvero
L’avevo conosciuto tempo fa in comunità; ci viveva da anni, da quando aveva preso a sputi un tale che gli aveva calpestato il volto della Madonna disegnato sul selciato di piazza De Ferraris.
Lo avevano giudicato incapace di intendere e di volere e spedito in una comunità. In breve tempo era diventato un punto di riferimento per gli altri ragazzi della comunità, aveva un dono raro: sapeva ascoltare senza giudicare e dopo aver ascoltato grida, gemiti, bestemmie, ingiurie sorrideva e ti allungava una carezza leggera.
Non ho mai saputo quanti anni avesse nè come fosse stata prima la sua vita, non amava parlare di sè e anche i responsabili della comunità non gli domandavano nulla.
Qualche volta sniffava coca ma se vedeva un ragazzo farsi gli si scagliava addosso come una furia, credo che molti smisero di farsi per evitare i suoi ceffoni
Io ero addetta ai colloqui con i nuovi arrivati, Lupo mi guardava appoggiato allo stipite della porta, credo volesse studiarmi, capire perché avessi scelto di passare mesi con dei tossici e donne stuprate.
Ma la risposta la conosceva già, era impossibile nascondergli qualcosa.
Quando lasciai Genova mi raccomandò il suo piccione e lo fece bruscamente poco incline com’era alla cortesia.
Qualche mese dopo seppi che un male atroce lo stava consumando se era ancora possibile consumare la poca carne rimasta attaccata alle ossa; gli feci dire che sarei andata a trovarlo appena avessi potuto.
Non ce l’ho fatta, Lupo morì dopo un mese e provai un grande dolore; ci sono legami, affetti, persone che ti entrano nell’anima senza che nemmeno te ne accorgi.
Andai a Genova per il veloce funerale e per mantenere una promessa: occuparmi del suo piccione. Cleo tornò con me a casa e questa sera gioca con le mie orecchie mentre scrivo.
Buon anno amico mio, ovunque tu sia a disegnare il volto delle tue Madonne tristi, buon anno!

Roberta Lattuada

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