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Capitalismo selvaggio

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21 agosto 2011

Egregio Direttore,
leggo con interesse sulla sua rubrica le approfondite analisi del prof Eros Barone e di Enea Bontempi sulla situazione storico-politica ed economico-sociale in cui ci troviamo, cioè in una ennesima fase di crisi del capitalismo – forse una delle ultime prima della sua implosione finale. Analisi che mi trovano pienamente d’accordo, almeno sotto il profilo storico. Leggo un’altra lettera recente dal titolo “Lo Stato siamo noi” a firma Maxb, che pure mi pare condivisibile, in quanto espone perfettamente  -in chiave psicologica- l’essenza vera che sta alla base delle azioni umane. Perciò si comprende perchè nonostante i buoni insegnamenti portati all’umanità da Gesù Cristo e da tanti altri “illuminati” il mondo è sempre andato avanti come prima, e gli uomini sono sempre stati attratti dal potere e dal denaro (sintomatica la corsa all’oro in questo momento in cui le borse mondiali sono col fiato alla gola, come se l’oro se lo potessero mangiare!)  attaccati più ai beni terreni (certi) che a quelli ultraterreni (incerti). Stando così le cose, cioè essendo tale la natura (animale) dell’uomo, non demonizzerei il capitalismo come fonte di ogni male perchè – a ben vedere – non rappresenta che un’espressione ulteriore (l’ultima in senso storico) dello sfruttamento delle masse da parte di pochi, della prevaricazione di oligarchie più o meno ristrette che una volta al potere lo strumentalizzano a proprio vantaggio, schiavizzando i soggetti (dominati più che governati, sudditi più che cittadini) imponendo loro le proprie condizioni se vogliono continuare a vivacchiare in qualche modo. Forse che in altre epoche storiche ed in altri paesi (non capitalisti) le cose sono andate diversamente? Non mi sembra proprio. Anzi mi sembra che con l’avvento della società industriale e quindi del “capitalismo” le condizioni di vita siano –almeno materialmente- nettamente migliorate rispetto al passato (di servitù e di miseria) per tante masse lavoratrici che hanno potuto godere di tanti beni di consumo che prima neanche potevano immaginare. Con ciò, non mi si fraintenda, non voglio assolutamente fare l’apologia del capitalismo, ma semplicemente cercare di vedere la situazione attuale sotto un profilo più ampio ed obiettivo – mi si corregga se sbaglio – nel senso che il male non sta a mio avviso tanto nel capitalismo in se stesso quanto nella DEGENERAZIONE di esso, cioè in un CAPITALISMO SELVAGGIO e SENZA REGOLE (sintomatica l’ultima uscita di Berlusconi che “tutto ciò che non è vietato per legge è permesso”). Evidentemente qualcosa nell’ingranaggio si è rotto:  fin quando ci son state regole certe (contratti sindacali seri a tutela dei lavoratori e soprattutto certezza del lavoro) le cose sono andate lisce e l’economia e la società sono andate abbastanza bene; da quando vuoi con la globalizzazione ma soprattutto col prevalere della finanza (specialmente quella “creativa” cioè non più ancorata strettamente all’economia, con l’invenzione di prodotti “fufa” cioè spazzatura per ingrassare banche e finanzieri d’assalto a scapito di tanti “creduloni”che li hanno acquistati) sulla produzione industriale le cose si sono messe sempre peggio soprattutto per le masse lavoratrici, che non vengono più tutelate nei loro diritti e restano alla mercè di imprenditori d’assalto e senza scrupoli. L’errore dei nostri governi occidentali, America e Italia in testa, è non aver capito per tempo che tale situazione andava tempestivamente arginata, con leggi e regole certe (che volutamente non sono state fatte) che impedissero la speculazione finanziaria e la delocalizzazione delle produzioni all’estero (ma qui mi fermo perchè il discorso so che è complesso e richiederebbe l’intervento di economisti seri e responsabili che amano il proprio Paese, che in Italia so che non mancano ma la politica, ahinoi!, ha preferito ignorare).
                                                                      
Giovanni Dotti

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