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Cari giovani padani, conoscere di più la Chiesa

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18 gennaio 2009

Lettera aperta ai “Giovani Padani” di Varese

Ho appreso dalla stampa la notizia della contestazione da voi effettuata giovedì 15 gennaio al passaggio del Card. Dionigi Tettamanzi, venuto a Varese per l’incontro annuale con gli Amministratori pubblici. I vostri striscioni dicevano:” Tettamanzi vescovo di Kabul” e “Varese ambrosiana mai musulmana”. Una contestazione così forte al nostro Arcivescovo con precisi riferimenti religiosi non può che far riflettere;p er questo ho desiderato scrivervi per esprimere da cristiano il mio pensiero.

Mi pare che il vostro dissenso con il nostro Arcivescovo nasca dalle sue posizioni nei confronti dell’Islam e in particolare dalla sua affermazione che a Milano ci sia bisogno di luoghi di preghiera per persone che appartengono a religioni diverse da quella cristiana,in modo particolare all’Islam. (Discorso di S.Ambrogio 2008). Ma la posizione dell’Arcivescovo non può meravigliare un cristiano che conosca il pensiero della Chiesa su tale argomento. In particolare ricordo:

– Anzitutto il valore e il diritto alla libertà religiosa proclamato dal Concilio Vaticano II. “ La persona umana ha il diritto alla libertà religiosa…che si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana,quale si conosce sia per mezzo della Parola di Dio rivelata che tramite la stessa ragione.”(Dichiarazione sulla libertà religiosa n.2)

– Il giudizio dello stesso Concilio sulla religione musulmana: “La Chiesa guarda anche con stima i Musulmani, che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra,che ha parlato agli uomini”.(Relazione Chiesa cattolica con Religioni non cristiane n.3)

– Il Vescovo non è sollecitato da preoccupazioni contingenti di consenso, che è la tentazione di tanti politici,ma è guidato da una visione lungimirante. Infatti di fronte all’arrivo in Europa di tante persone di cultura e religione diversa dalla nostra ci sono due possibilità: o lo scontro di civiltà,originato dalla chiusura dei nuovi arrivati in circoli rigidi,favorita dal nostro rifiuto ad aprire punti di dialogo con loro; oppure”l’integrazione graduale e progressiva nel rispetto della identità e nel quadro della legalità e della cultura del paese ospitante” (Card.Martini).

Ecco perché attribuisco la vostra contestazione “Tettamanzi vescovo di Kabul”,oltre che alla intemperanza giovanile, anche a una mancata e seria conoscenza della posizione della Chiesa su questi problemi.

La seconda contestazione “Varese ambrosiana mai musulmana” mi spinge alle seguenti osservazioni. Non può esistere né una Varese musulmana, ma neanche una Varese cristiana. Esistono invece comunità di cristiani presenti in Varese e comunità di musulmani o di persone di altre religioni presenti a Varese. La città in quanto tale è laica e non può essere connotata religiosamente. Queste sono state le conquiste che in Occidente sono andate progressivamente affermandosi a partire dal Rinascimento fino alla costituzione dello Stato moderno democratico,fondato sulla autonomia della Comunità politica dalla Religione. Dice in proposito il Concilio Vaticano II :” La Chiesa, che in ragione del suo ufficio e della sua competenza,in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico,è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana. La Comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo”. (Chiesa e mondo moderno n.76).

Ma già S.Paolo con l’acutezza che gli è propria affermava:” Non c’è né giudeo né greco,non c’è schiavo né libero,non c’è uomo né donna,perché tutti voi siete una cosa sola in Cristo Gesù”(Gal.3,28). Affermava così che il Cristianesimo supera ogni barriera sia di ordine raziale,che sociale e sessuale,perché in Gesù l’umanità ha trovato la sua unità vera e profonda.

Infine mi permetto di dare a voi giovani un consiglio: chiedete al Card. Dionigi Tettamanzi un incontro: sono certo che, se da parte vostra ci sarà una volontà seria di ascoltare e dialogare,senza pregiudizi e posizioni preconcette, potrete apprezzare le riflessioni serene e chiare dell’Arcivescovo e verificare la loro sintonia con il Vangelo, perché alla fine è questo che conta.

Vi saluto cordialmente e vi auguro che possiate far parte di quel numero di giovani, speranza per il futuro,che lavorano per una società più giusta,più libera,più solidale.

Don Ernesto Mandelli, Lissago - Varese

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