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Caro Bioserni

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29 ottobre 2007

Caro Bioserni,

nonostante i miei sforzi non sono riuscito a trovare i dati che invita a leggere, e sui quali sarebbe probabilmente interessante discutere. Non capisco a quale notizia in particolare si riferisca , e soprattutto non trovo alcun Pdf da vedere. Forse lei ha accesso ad una area riservata che le permette una diversa navigazione nel vostro sito, o forse sono solo incapace io.

Riguardo a Vatanen, assieme ai due aspetti che lei cita ha parlato anche di guida in stato di ebbrezza. Ha detto che il rispetto di norme relative a cinture, limiti e stato di ebbrezza farebbe diminuire del 60% le vittime. Ricordo che Vatanen viene dalla Finlandia tanto rigida nei limiti quanto, nei fatti, permissiva nei confronti di giovani che, non ancora in età di patente, si divertono a scorrazzare su strade sterrate, innevate, laghi ghiacciati . Da qui l’elevato numero di validi piloti finlandesi che troviamo dapprima nei rally e poi in formula1 . Ma questa osservazione non è molto importante.

Trovo invece curioso che si dia credito al pensiero dei piloti solamente quando questo fa comodo. Per ogni Vatanen che fa dichiarazioni di questo tipo è possibile trovarne altre dozzine che pensano che una maggiore velocità, ove proporzionata, non porti necessariamente a maggiore pericolo. E che magari lo dimostrano facendosi ritirare spesso e volentieri la patente per eccesso di velocità.

Ho citato Ostellino innanzitutto perché a lui nessuno si sogna di dare dell’eversore. Secondariamente perché ha, in poche frasi, espresso dei concetti politico-filosofici di valenza generale, non riconducibili esclusivamente alla sicurezza stradale.

E’ giusto che lo stato limiti la libertà dei singoli per evitare che mettano in essere situazioni di rischio astratto?

Molto spesso, in molti campi, viene lasciata la libertà fino a che non si dimostri di averne abusato. Siamo tutti potenzialmente in grado di uccidere, stuprare, rubare, e siamo quindi pericolosi. Il suo vicino di casa è pericoloso: nessuno le garantisce che un giorno non gli salti qualche rotella e stermini tutto il vicinato. Tuttavia la nostra libertà viene limitata solamente nel momento in cui facciamo qualcosa di male.

Sulla strada no: ci sono 147.000 diverse prescrizioni e divieti, ma nessuno viene seriamente punito quando è causa di incidenti, neanche se causa una strage. Neanche se uccide diverse persone per sua indubitabile colpa . Non sarebbe più sensato lasciare più libertà abbinata a più responsabilita? Soprattutto in un paese dove i limiti di velocità non sono propriamente accettati in modo pacifico, segno che le persone mediamente soffrono e non condividono tale limitazione . Ma un paese che rimane sdegnato di fronte a certe decisioni giudiziarie . Questo è il primo punto, e trovo non sia banale anche nel caso in cui a maggiore velocità corrispondesse un effettivo maggior numero di morti. D’altronde, se evirassimo tutta la popolazione maschile riusciremmo ad annullare un certo tipo di violenza, non trova?

Tuttavia, e questo è il secondo punto, abbiamo la controprova che una maggiore velocità non corrisponde ad una maggiore incidentalità: sui famosi tre quarti della rete autostradale tedesca, che presentano dati molto simili al rimanente quarto limitato. Entrambi tendenzialmente migliori dei nostri. E questo è un numero difficilmente contestabile, non una statistica costruita ad hoc in modo artificioso.

Dati che confermano quello che in molti pensano ed ancor più dimostrano (superando i limiti ma chiedendone la rigida applicazione, solo per gli altri però): andando a velocità maggiori di 130 in autostrada, se le condizioni climatiche e di traffico lo consentono, se tali velocità permettono un ragionevole controllo del veicolo, se tali velocità permettono un’adeguata distanza di sicurezza che tenga conto della maggiore distanza percorsa nei tempi di reazione e del maggiore spazio necessario per fermarsi, se si tiene conto del differenziale di velocità rispetto agli altri veicoli, se l’auto o la moto hanno caratteristiche tecniche adeguate (anche per freni, sospensioni, tenuta di strada, stabilità), tutto quello che vogliamo, come fa a succedere un incidente se non c’è nessuno che taglia la strada, che sta troppo vicino, che cambia corsia senza guardare, che passa 10 secondi a raccogliere una moneta caduta per terra? Come è possibile?

Considerando questi dati, quella che è la percezione di molte persone ed il progresso tecnico, non le pare che alcuni limiti siano inutilmente bassi? Anche i 150 sono rimasti una legge inapplicata. I “tutor”, che in origine dovevano essere “inaugurati” congiuntamente ai 150, sono invece sempre più diffusi. Viene tirata sempre più la corda, difficilmente ne vengono compresi e condivisi non solo i motivi, ma anche la proporzione con altre infrazioni e relative sanzioni (è mai possibile che andare a 170 sulla A26 venga punito praticamente come andare contromano in autostrada?), ed emergono segni di insofferenza, come i ricorsi “a prescindere” effettuati per gli autovelox. In Australia li prendono a fucilate: sia chiaro che non invito a fare atti del genere, ma sono azioni che testimoniano un malessere, che non credo sia del tutto ingiustificato.

Tutti a parlar male della velocità e della potenza delle moto. Ma quanti sono coloro che si schiantano a 250 e quanti a 50 o 70, in “banali” incidenti nel traffico dovuti a qualcuno che non ha guardato al momento di svoltare, o a qualche imprudenza come superare una coda senza la dovuta prudenza?

Questo è quello che vedo succedere: incidenti per svolte e precedenze non rispettate su una Vespa e tutti a puntare l’indice contro i 150 cv di certe moto. Un paio di persone escono di strada in una curva in autostrada, presumibilmente per loro incapacità e disattenzione, ed arriva limite 80 cum autovelox (non 100, 120, o solo l’autovelox coi 130: 80 ferreo, che crea delle situazioni grottesche). Uno investe un pedone sulle strisce e prontamente arrivano i dossi, superabili obiettivamente a non più di 15-20 km/h.

Io non so dirle quali siano , secondo me, i limiti “giusti”. E lungi da me sottovalutare il pericolo della circolazione stradale o della velocità “inadeguata” e sottovalutata . Però si da la colpa praticamente di tutto alla velocità, magari con statistiche dalla dubbia costruzione, che sia adeguata o meno alle reali condizioni (ma legandola a limiti talvolta incomprensibili: provi a fare 1 km o 2 a 30 km/h in discesa, come bisogna fare in un paese della zona), sottovalutando i comportamenti pericolosi, che infatti continuano a persistere perché in pochi danno loro peso. Guardi questo articolo (leggendo prima il titolo): http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200703articoli/18834girata.asp , e poi mi dica se delle distorsioni ci sono o meno. E non credo che tali distorsioni possano portare a nulla di buono.

Cordiali saluti

Davide Ghirardini

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