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“Caro Moser la padania non esiste”

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8 settembre 2011

Sui giornali di oggi, anche su qualche ns quotidiano locale, compaiono le esternazioni di Moser contro i contestatori del giro di “Padania”, da lui definiti “comunisti”.
Per chi non lo sapesse, il Giro della Padania, inserito dall’Unione Ciclistica Internazionale nel proprio calendario, chissà come mai…, é cominciato il 6 settembre a Paesana, in provincia di Cuneo, dove settimana prossima Bossi preleverà l’acqua delle sorgenti del Po in un’ampolla, e si concluderà a Montecchio Maggiore (Vicenza) "stranamente" poco prima della tradizionale festa dei popoli “padani” a Venezia, dove avranno luogo gli ormai altrettanto tradizionali sproloqui dei leaders leghisti.
 
Complice la (si spera) non conoscenza della situazione politica nostrana da parte dell’UCI e l’ignoranza di chi parla di “padania”, si è messo in scena un circo mediatico col quale, di fronte a politiche economiche disastrose, con tagli sempre più pesanti al welfare, a un complessivo impoverimento di lavoratori e pensionati e a una brutale precarizzazione delle vite, taluni leghisti pensano di distogliere l’attenzione dalla crisi tornando a sproloquiare su secessione e identità etnica per recuperare margine di consenso.
Premesso, per convinzione e non per opportunismo, che la contestazione più intelligente é quella che non ha bisogno di “prove di forza fisica”, va comunque ribadito che non si possono ricevere lezioni “comunque”.
Né dai leghisti che vorrebbero far riconoscere la legittimità di una Padania non rintracciabile su mappe o storie o culture, ma che serve a costruire fenomeni di esclusione ed intolleranza, a livello nazionale e locale, di cui troppi leghisti sono teorici e (cattivi) maestri.
 
Né da un Moser che mischia giro di “padania” con Gran Premio della Liberazione e Giro delle Regioni che sono corse nate certo dal “Gruppo sportivo L’Unità”, ma nate nel 1946 con altri e ben più nobili motivi e che sono corse per dilettanti, un Moser che é stato assessore del Partito Autonomista Trentino Tirolese, che ha dichiarato che “la colpa é del sindacato” e di non sopportare che “ci sia la sinistra che governa” e che lui darebbe “un taglio a tante spese inutili, a cominciare dai Comuni, le spese per anziani, le pensioni”.
Se i pulpiti da cui discendono le prediche contro i contestatori del giro e della “padania” sono questi, allora è evidente che i contestatori hanno ottime ragioni da far valere, ragioni culturali e sportive che non possono essere certo smentite da una qualunque trota o da un reazionario per vocazione.

Angelo Zappoli

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