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Caro Raffo, dopo il 4.11 siamo fuori da quella storia

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6 novembre 2008

Caro Direttore,

il buon Raffo, dileggiato e difeso in questi giorni su questa rubrica, scrive sulla Prealpina di oggi un lungo commento dal titolo “Non sono stato io a sbagliare (previsioni) ma gli americani (a votare).”
Una battuta degna di Woody Allen! ho pensato. Il Ruffo è anche un umorista!
Poi leggendo il pezzo ho dovuto stropicciarmi gli occhi, per rendermi conto che non stava scherzando, ma diceva sul serio, che gli americani bianchi, non votando un WASP (1) alla Casa Bianca, ma eleggendo un nero hanno sbagliato alla grande. Hanno rinunciato, incomprensibilmente, al loro storico privilegio di ricoprire la massima carica politica lasciandola, come hanno lasciato da tempo i titoli di miglior giocatore dell’NBA, ad un nero, un diverso (da loro).
Seguono altre argomentazioni sulle elezioni, ma mi fermo a riflettere su questo ragionamento.
Tante volte ci chiediamo dove andare a cercare il razzismo che c’è in noi e che, a momento buono, anzi cattivo!, può venir fuori e far danni. Non parlo del razzismo del KKK o dei naziskin, che è conclamato. Parlo di quell’assurdità logica che pretende di spiegare seriamente qualcosa sull’uomo a partire dal colore della pelle e derivarne, perlopiù, giudizi di superiorità magari inconsci.
Eccone un esempio. Uno stimato opinionista, credo anche pagato per quel che scrive, ancora nel 2008 e ancora all’indomani dello storico martedì 4 novembre, insiste a pensare ed usare la logica del colore della pelle per giudicare fatti, persone e comportamenti. E si meraviglia e rammarica che la maggioranza degli americani non abbia ragionato come lui.
Sono sicuro che, qual’ora intervistato, Raffo non direbbe affatto di essere razzista, anzi direbbe di non capire cosa c’è di male a dire che Obama è nero, lo vedono tutti.
Allora ancora una volta toccherebbe ricordargli che il problema, nel bene e nel male, non è il colore della pelle, ma la storia. La storia della sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Ricordare perché la accanto alla parla nero (black), è nata la parola ‘negro’ (nigger), perché ci sono figli e nipoti di schiavi, perchè e come i loro padri schiavi lo sono diventati. Ricordare come e perché qualcuno li ha razziati in Africa, quando erano uomini liberi e poi li ha deportati e venduti, come animali.
Oggi gli americani hanno votato per un uomo, figlio di un africano libero, dunque fuori della storia della schiavitù (ma ci sarebbe da raccontare, ma è lungo farlo ora, cosa hanno fatto gli europei in Africa). Ma il colore della pelle di Obama ci ricorda quella storia. Qualcuno, la maggioranza quella storia l’ha capita e l’ha superata. Qualcun altro non l’ha capita e vorrebbe tenerci ancora prigionieri, dentro di essa, dentro le sue ingiustizie e violenze, in America e in Europa e in Italia.

Ma non ce la farà
Grazie America
Saluti cordiali

(1)l’acronimo in italiano significa BIANCO, anglo-sassone, protestante

Tommaso

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