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Castello di Belforte, è mancata l’intraprendenza

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28 dicembre 2013

Egregio Signor Sindaco,

proprio due giorni fa stavo scrivendo su Facebook ad una persona che mi chiedeva se avessi lumi
sul Castello di Belforte. A lei ebbi a dire, malinconicamente, che non sapevo nulla di nuovo anche perché nessuna risposta mi era stata fornita alla mia in data 1 agosto.

Avevo chiesto, in quella lettera, che tramite la Sua persona che ci ha aiutato in altre situazioni, la
Giunta comunale, prendesse, una volta per tutte, posizione chiara rispetto alle sorti del Castello, attraverso la istituzione di una apposita commissione comunale pubblico privata in Varese Europea e il conferimento di uno specifico incarico alla associazione Varese Europea di cui siamo soci.

Varese Europea che doveva non essere lasciata sola ma, invece, essere appoggiata dalla politica e
dimostrare di avere capacità di intervento.

Chiedavamo, quindi, che la Giunta comunale si adoperasse per salvare il salvabile e fosse intraprendente come mai lo era stata in passato, malgrado le promesse assunte in pubblico da un Assessore comunale e rimaste lettera morta.

Intraprendenza quella richiesta, che significava esternare una convinzione politica atta a supportare l’azione della Associazione Varese Europea attiva in Comune. Pende sopra la mia testa un manifesto esposto a Varese alla fine degli anni 80. Molte Associazioni del terzo settore varesino chiedevano al Comune di essere in prima linea finanziariamente e operativamente per assolvere un alto compito di civiltà. Allora il Castello gli era quasi totalmente integro con ancora soffi di dipartimenti e pavimenti integri. Persino la cucina era ancora funzionante. Adesso non c’è più nulla ma non vogliamo darci per sconfitti.

Occorreva come occorre guardare fuori dai limiti di Varese agendo su scala intercomunale cercando la possibilità di attuare e poi organizzare un vero e proprio sistema culturale.

Occorreva come occorre stabilire relazioni con l’archivio Genova della Fondazione Garibaldi e con il governo austriaco per poter stabilire il da farsi. Potrebbe essere sentita anche l’associazione dei castelli storici. Si sarebbe potuto e si potrebbe partecipare a bandi regionali, nazionali e comunitari. Commercianti, industriali, artigiani, ordini professionali, ecc. dovevano come devono essere coinvolti e dovevano come devono scegliere il da farsi.

Scrivevamo di intraprendenza e scriviamo ora di intraprendenza. Questa è quanto è mancato fino ad ora. Se vi fosse e se la conservazione del patrimonio storico della città fosse una priorità di
questa Amministrazione comunale e se una priorità fosse, finalmente, quella di guardare una lunga serie di altri beni che versano nelle stesse condizioni del Castello di Belforte, allora certamente si potrebbero attuare delle opere di salvaguardia e di valorizzazione.

Se questa continuasse a mancare, i crolli continueranno inesorabilmente ad esserci finché del Castello non rimarrà nulla. Questo scrivevamo ed eravamo, con grande facilità, delle Cassandre.

Deve essere approvato il Pgt. Potrà essere previsto qualcosa? Questa associazione ha mandato più di una lettera chiedendo un simile aree di intervento indicando tutta una serie di beni attraverso i quali costruire un sistema culturale provinciale di cui dicevamo ma non è stato detto nulla.

A noi però sembra incredibile che una tale volontà non ci sia e che solo l’indifferenza e il disfattismo siano imperanti.

Ci risuona nella testa la frase dell’Assessore alla Urbanistica che si diceva propenso a mettere una bomba al Castello piuttosto che salvarlo. Contiamo che muti opinione e che Lei possa indurlo a fare ciò. Continueremo manifestare contrarietà ad un tale disfattismo e atteggiamento dinamitardo (che si viene posto in essere con la inazione) ma speriamo, ancora una volta, di poter trovare in Lei un attento interlocutore.

Ci contiamo.

Cordiali Saluti.

PS: Mi torna in mente il Professore Rodolfo Sacco (reminescenza giovanile degli studi di Diritto
Privato) che mi pare proprio individuasse nel silenzio una possibile manifestazione giuridica:
questa inazione potrebbe essere un palese esempio della volontà tacita -e colpevole- della pubblica amministrazione di attendere un completo crollo di un proprio immobile ricco di storia che, invece, le era stato donato e che aveva accettato in un momento in cui il Comune abbondava di mezzi.

Il Presidente di Amici della Terra onlus Arturo Bortoluzzi

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