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CAstello di Belforte, una storia di inerzia intollerabile

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28 dicembre 2013

Un altro crollo al Castello di Belforte. Quanto previsto si sta compiendo. Stiamo perdendo progressivamente, e rapidamente, una delle delle più importanti presenze monumentali del nostro territorio.

Riassumo di seguito una sua storia forse non ben conosciuta, i tentativi di intervento degli ultimi venti anni, la sostanziale inerzia dell’Amministrazione pubblica varesina proprietaria in gran parte delle presenze storiche.

Forse già in epoca longobarda il luogo poteva avere quella rilevanza strategica che poi si afferma con la conflittualità fra Milano e Como per il controllo dei passi alpini. La valle del fiume Olona costituiva un percorso strategico e l’altura di Belforte assicurava un punto di controllo all’intersezione del percorso verso Como. Milano acquisisce Belforte sottraendolo al Contado del Seprio. Con la sconfitta di Como, nel 1127, Milano ha via libera per i suoi commerci verso le terre germaniche del nord. Poi l’avventura di Federico Barbarossa che procede verso la realizzazione di un grande impero europeo interrotta , dopo la distruzione di Milano nel 1162, con la vittoria milanese e degli alleati a Legnano nel 1176.

Durante il suo controllo della Lombardia Barbarossa è a Belforte: Dal ‘Burg Belforte’ il 4 ottobre 1164 egli decreta ampia autonomia amministrativa e protezione per i fedeli ‘milites’ della Valcamonica qui giunti per onorarlo. Il 5 ottobre, ‘intercedente et postulante Karissima consorte nostra Beatrice Romanorum imperatrice augusta’ Federico concede al fedelissimo marchese Guglielmo di Monferrato ampio territorio in feudo soltanto sottoposto all’autorità dell’imperatore. I due ‘atti’ sono redatti dal vice-cancelliere Cristiano ‘in castro Belforth’.

E’ ancora oggi difficile dire quale dovesse essere al tempo di Federico la consistenza del luogo fortificato. Certamente un recinto edificato doveva affacciarsi verso la valle del fiume per il controllo del percorso strategico che il fiume assicurava. Non sono state compiute finora ricerche archeologiche. L’edificazione ancora esistente presenta tratti murari del XIV°-XV° secolo. Ma la più rilevante presenza, oggi risale ai secoli XVI°-XVII°. È un membro autorevole della famiglia Biumi che avvia la costruzione del corpo di maggiore rilievo probabilmente progettato dal Bernascone, come alcuni dettagli incompiuti fanno presumere.

La peste della fine degli anni ’20 del ‘600 interrompe i lavori. Committente e architetto sono forse tra le vittime: la città perde due protagonisti. Un atto notarile del 1634 pone termine all’impresa ambiziosa e si limita ad assegnare ai superstiti della famiglia Rossi il compito di gestire l’edificio e la campagna circostante.

Ma il progetto dell’ambizioso palazzo non proseguirà. Nel 1993 mi appellavo alla Giunta di allora per una rapida acquisizione e protezione dell’ edificio, una parte del quale (l’ala verso Biumo) era già stata demolita dal proprietario.

Formulavo altre due interrogazioni alla Giunta nel 1994 e nel 1996. Nel 1998 proponevo una ipotesi di intervento. Su richiesta del Sindaco per una collaborazione gratuita inviavo alla Soprintendenza una documentazione di progetto. La Soprintendenza approvava. L’assessore prof.Armocida mi incaricava di allestire una mostra storica sul Castello al Castello di Masnago.

Iper offre poi un contributo modale di 200 milioni per opere di manutenzione conservativa. Le opere vengono avviate, ma dopo poco tempo interrotte per insufficienza finanziaria. Successivamente, parallelamente alla richiesta di ampliamento del supermercato di via Peschiera, Iper si impegnerà per il rifacimento della copertura e di alcuni solai dell’ala del ‘600. Nel 2002 la proprietà Tenconi viene ceduta al Comune. Rimane di proprietà privata l’edificio pericolosissimo che sovrasta il viale Belforte. Sono passati vent’anni con insufficienti decisioni. Una grande storia è alle nostre spalle. Il complesso chiede ai varesini un soprassalto di volontà con opere di mantenimento urgente anche se contenute per il momento per la sua sopravvivenza, in attesa di un destino di ragionevole e significativo di reimpiego pubblico.

Ho già auspicato una sua utilizzabilità futura come sede dell’Archivio di Stato. L’inerzia del Comune non può protrarsi. La famiglia Caccia, che vive in un piccolo edificio adiacente, è esposta al pericolo di ulteriori crolli. Anche un intervento drastico nei confronti del privato residuo proprietario, che non provvede ai suoi doveri di conservazione, deve essere immediato, perché non si provochino vittime sulla strada. Confidiamo in una decisione urgentissima.

Ovidio Cazzola architetto

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