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Catena!? No, cordata!

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24 aprile 2009

Egregio Direttore,
sono tra gli organizzatori del Pedibus a Gallarate, che più volte ha avuto la vostra cortese attenzione sulle pagine di VareseNews.
Desidero approfittare dell’ultimo intervento apparso on line nella lettera del Sig. Gelosia "Crenna o Zanzibar ?" per rispondere alle sue perplessità e rilanciare la necessità di ripensare la mobilità scolastica a Gallarate.
Il sig. Gelosia ha perfettamente ragione quando analizza l’attuale situazione del traffico davanti alle scuole: è uno dei motivi che ci ha spinti a rimboccarci le maniche e a proporre un metodo alternativo all’uso dell’auto, come più volte abbiamo esposto a genitori, allievi e anche sul nostro blog www.nogaspass.blogspot.com , che invito il Sig. Alberto a consultare.
All’inizio le resistenze sono state molte, perchè purtroppo, Sig.Alberto, quando i suoi figli ed io andavamo a scuola a piedi o in bici il traffico e "altri pericoli" erano molto più ridotti e col tempo è stata proprio la sua e la nostra generazione ad aver progressivamente privato (per comodità, per paura, non sta nè a me nè a lei giudicare) i propri figli della necessaria autonomia di movimento che un bambino deve avere per crescere!
L’alternativa è stata quella di creare un sistema di mobilità protetta quale quella del pedibus.
Forse lei ha poca familiarità con le nostre montagne e maggiore con le spiagge di Zanzibar, ma quella che lei vede come una catena i bambini la vivono come una CORDATA, ossia qualcosa che dà sicurezza (a loro e ai genitori!). In centro Gallarate poi, non usiamo neppure più un’unica corda, ma ogni bambino si aggancia alla fila col proprio cordino e moschettone. "Andare a scuola con gli altri" e poter qui trovare i propri compagni e chiacchierare (altro che zitti : dovrebbe sentirli!) camminando per un quarto d’ora prima della scuola è la cosa che più diverte i partecipanti (così privati ormai di spontanei rapporti orizzontali), altro che "obbligo scomodo e fastidioso"!
Far parte di una cordata significa "far parte di un gruppo" che ha deciso di buttare in aria molta meno CO2 di quanto ne abbia buttata in aria lei con la sua auto quella mattina! Educazione alla socialità, all’ambiente, educazione fisica (lo sa che un bambino su tre rischia l’obesità infantile?) educazione civica e al codice della strada (perchè se vado a scuola senza macchina la mia città diventa più vivibile): le bastano come obiettivi educativi?
Eppure, Sig. Alberto, lei ha perfettamente ragione: il pedibus è solo uno strumento imperfetto e provvisorio per rieducare genitori e bambini a conquistare una nuova e antica forma di mobilità, tant’è che la prospettiva ultima del pedibus… è quella di non servire più (come organizzazione protetta), a vantaggio di una riscoperta dell’andare a scuola – insieme coi propri amici – ma autonomamente, senza genitori e senza auto!
Vuole toccare con mano quanto le dico? Si prenda una mezz’oretta libera alla settimana e faccia anche lei il conduttore del pedibus!
 
 
Samuele Cattaneo e quelli del pedibus

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