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Cento bambini ammazzati

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7 gennaio 2009

Caro direttore,
sono morti cento bambini in quello che è l’affare del secolo per i mercanti d’armi e la più assurda tragedia dall’inizio dell’umanità ad oggi.
Cento bambini che non sanno , non capiscono, non possono difendersi; cento vittime della barbarie cieca e stolta degli adulti.
La rabbia sta diventando incontenibile, se ” guai a chi da scandalo ai bambini” figurarsi ucciderli, trasformarli in carne da macello.
Non può proprio definirsi popolo eletto chi intinge le mani nel sangue dei corpicini degli indifesi.
Cosa provare?
Raccapriccio, sdegno? Non basta, non basta indignarsi, non basta manifestare. Cosa possiamo fare?
E’ vero, forse i manifestanti di sabato che si sono chinati in preghiera in piazza Duomo hanno peccato di insensibilità, ma bene hanno fatto a non dare fiato alla bocca religiosi e politici, inutile alzare i toni in un momento così delicato, con uno scenario così atroce. Occorre pietà e intelligenza, prudenza e buonsenso.
Chissà, forse avremmo potuto pregare tutti insieme, in fondo preghiamo tutti nostro malgrado lo stesso Dio, forse vogliamo tutti le identiche cose, forse come recita una canzone, diciamo tutti le medesime frasi ma usiamo linguaggi diversi e non ci capiamo e ci facciamo la guerra.
Cento vite a cui è stato tolto il futuro, che non ci sono più. In questi momenti il mio essere non credente vacilla, ho bisogno di rivolgermi a Dio, di chiedere perchè. In questi momenti sento il bisogno della fede, mi manca una croce a cui volgere lo sguardo, a cui affidare le mie preghiere e la mia angoscia.
Cento bambini e sono tutti sulle nostre coscienze, come non avvertirne il peso, come continuare la nostra vita senza la loro?

Roberta

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