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Centro città: non rimpiangere il dormitorio

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26 aprile 2007

Egregio direttore,

accidenti.

Da Varesino sono diventato varesotto da meno di un anno e mi sono gia’ perso la conversione del centro citta’ da “Salotto buono” a “Succursale di Gomorra”.
Ho l’impressione, continuando a frequentare il centro di Varese assiduamente, che si stia correttamente puntualizzando una tendenza preoccupante ma lo si stia facendo con toni catastrofistici degni di cause piu’ importanti.

Sono stato ventenne alla fine degli anni ’90 e posso ben dire di aver vissuto l’epoca del grande sonno di Varese. L’offerta serale era talmente inesistente da costringere le mega compagnie in cui ci si aggregava (allora come oggi) a ritrovarsi nei parcheggi o per strada per poi partire verso le mete piu’ improbabili con auto-colonne tipo il prologo della Parigi-Dakar.

Oggi vedo una situazione decisamente piu’ vitale, vedo il centro citta’ densamente popolato la sera, vedo una disponibilita’ di locali pubblici piu’ articolata e vedo anche persone di diverse eta’ ritrovarsi per fare quattro chiacchiere e due passi.

Certo, Varese non e’ Parigi, non dispone di una isola pedonale di dimensioni stratosferiche e non consente di passeggiare a lungo come sui Campi Elisi. Del resto, se c’e’ al mondo una citta’ in cui la denominazione di “vasca” si adatta perfettamente allo “struscio” questa e’ proprio la nostra Varese, dove il corso principale misura praticamente come una piscina olimpionica: la densita’ e’ un oggettivo problema.

Detto tutto cio’ dividerei con chiarezza la questione in due: da una parte constaterei come l’attuale affluenza in centro nelle ore serali sia da considerarsi un bene, un indice della volonta’ di aggregarsi analogamente a quanto si fa nelle piazze dei paesi (e cos’e’ Varese se non un “paesone”) ed un indice anche della capacita’ imprenditoriale varesina di offrire locali all’altezza delle aspettative.

Da un altro punto di vista affronterei gli innegabili problemi pratici: lo smaltimento del traffico e dei rifiuti, i parcheggi (anche se fatico a ritenere “Le corti” sottodimensionato) e questo apparente desiderio della gioventu’ insubrica di emulare la celebre fontana abusando delle fontanelle fornite loro da madre natura..
Problemi pero’ tecnici, non filosofici e credo tutt’altro che irrisolvibili.

Il tutto senza alzare vessilli in difesa dell’ordine e della pulizia e del “Si stava meglio quando si stava peggio”, perche’ chiunque abbia conosciuto la realta’ di soli quindici anni fa sa che quell’ordine e quella pulizia sono quelli che si trovano negli ospizi (quelli buoni).

Cordiali saluti

Paolo Chinetti

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