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Cercare i torti e le ragioni nel PD è un esercizio di pura dialettica

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10 maggio 2013

Caro direttore,
cercare i torti e le ragioni nel PD è un esercizio di pura dialettica che poco produrrebbe.
Per comodità vale la tesi che chi perde ha torto e chi vince ha ragione, ma nel PD hanno purtroppo perso tutti.
I motivi sono tanti, i fattori infiniti, nella sinistra, ammesso e assolutamente non concesso che il PD sia un partito di sinistra, la sconfitta è intrinseca. A sinistra piace perdersi addosso, è un sorta di autolesionismo, una specie di complesso di inferiorità, un tratto quasi patologico.
Quando ha vinto ha subito defenestrato i vincitori lanciandosi in melmose avventure che hanno finito con il logorare se stessa e l’elettorato.
Anche la discussione sul rifondare il PD è aria fritta; il PD, ma non solo, è nato da una fusion a freddo voluta dai dirigenti di due partiti che avevano perso consenso e avevano bisogno di tenersi su l’un l’ altro per non perire.
I diessini non volevano morire democristiani e i democristiani non volevano essere annessi ai diesse e così sono morti tutti di morte dolorosa e lenta
La base, chiamiamola così, non sentiva affatto la necessità di questa fusione e allora si sono inventati dibattiti su dibattiti, discussioni su discussioni all’interno delle sedi di partito che hanno trascurato l’importanza del progetto politico e dell’identità a favore del cadeau impacchettato da presentare all’esterno, ma gli elettori che non sono scemi si aspettano ben altro e non perdonano i raggiri sofisticati.
Sarà sicuramente un mio limite, ma non ho mai capito quale fosse la linea politica del PD, per qualche tempo ho cercato di seguire le mosse sulla scacchiera ma il gioco era stancante e l’ho piantata lì.
L’eccesso di zelo nell’assomigliare ai democristiani ha fortemente penalizzato il partito e deve far riflettere che i voti siano andati a M5S piuttosto che a un partito di una vera e alternativa sinistra e forse il problema è che la sinistra ha abdicato al suo ruolo, non ha avuto il coraggio di credere in se stessa; Vendola e i suoi hanno una grande responsabilità nell’obbrobrio di questo governo che è un’altra rinuncia ad affermare la propria identità e ad essere riconoscibile dai cittadini così he se uno va a votare Tizio poi non si ritrova Sempronio.
Perchè sia chiaro, se voto Tizio e poi mi ritrovo Sempronio a votare non ci vado piu’ e quell io sta diventando un noi.

Roberta

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