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Certe lettere un po’ troppo ‘filo Israele’

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8 gennaio 2009

Caro direttore,

non è facile davvero mettersi al computer e dire qualcosa di nuovo o di significativo sulla tragedia di Gaza.
Può bastare la deplorazione della signora Elena? E’ già qualcosa o è solo il minimo che si può dire, se non si vuole essere apertamente cinici, o perché di più non si può, senza passare dalla parte di quelli che sono contro Israele per partito preso, per stupido anti-americanismo ecc.?
E’ forse meglio la ruvida prosa del sig. Alberto che conclude in modo brutale (è lui stesso a dirlo) che in fondo i civili e i bambini muoiono solo perché sono risorse spendibili senza costi, e i bambini impressionano molto più degli altri l’opinione pubblica, perciò pare non valga nemmeno la pena commuoversi, perché ” cinismo e brutalità sono tipici di questa “gente”?
Confesso che questo modo di presentare le cose fa un certa impressione e mi trovo abbastanza vicino a quel lettore che parla di ‘pugno nello stomaco’.
Resta tuttavia da capire se l’espressione ‘questa “gente”’ è riferita a tutto il popolo palestinese, ai sostenitori di Hamas (che sono la maggioranza degli abitanti di Gaza) oppure al ristretto vertice che dirige questa organizzazione politico-religiosa.
E’ facile vedere che nell’uno o nell’altro caso ci passa una bella differenza, ma capire cosa si cela dietro questo giudizio sommario non interessa solo per comprendere meglio il pensiero del nostro lettore, ma anche per farsi un’idea un po’ più consapevole, DOPO aver conosciuto i fatti e riflettuto sulle conseguenze e non PRIMA, a prescindere da tutto quel che ci viene mostrato e raccontato.
E’ evidente che nessuna distinzione fanno i missili, sia pure ‘mirati’ o ‘intellelligenti’, ma gli uomini sì possono distinguere, ragionando davvero senza pregiudizi, per nessuna parte.
Lo fa per esempio Avraham B. Yehoshua il quale scrive oggi, in un articolo dal titolo inequivoco, “ Hamas non ha nessuna pietà del suo popolo, che “Israele non ha la forza di sradicare il governo di Hamas e deve fare tutto ciò che è in suo potere per non peggiorare la situazione dei civili… Solo il popolo palestinese potrà sostituire i propri governanti. Israele può aiutare la gente di Gaza a cambiare opinione, a convincersi che occorre riconoscere la realtà dei fatti, abbandonare la via della violenza e concentrarsi sullo sviluppo e sul benessere. Non dimentichiamo che quella gente è nostra vicina, ha una patria in comune con noi che chiama Palestina e che noi chiamiamo terra di Israele e dovrà convivere con noi nel bene e nel male. Dobbiamo dunque fare il possibile per non inasprire e rendere ancora più sanguinoso il conflitto. Un simile peggioramento si imprimerebbe nella memoria collettiva rinfocolando sentimenti di amarezza e di vendetta. Anche i più estremisti tra i palestinesi non sono creature metafisiche, come non lo sono gli ebrei. Sono esseri umani…”.
Andrebbe citato tutto l’articolo (lo si legge sulla Stampa di oggi) del grande intellettuale ebreo, denso com’è di notizie e considerazioni molto illuminanti. Quanto trascritto può almeno bastare a bilanciare certi giudizi di alcuni lettori, davvero un po’ troppo ‘filo’ (israeliani), al punto che invece che aiutare Israele a uscire dal “circolo della violenza che domina la sua esistenza” sembra diano per scontato il suo destino di guerra fino alla fine dei giorni.

Cordiali saluti

Ps: Una sola aggiunta per le riflessioni di AG: provi a vedere se tra il milione di abitanti di Gaza la percentuale di bambini è, come da noi, inferiore a quella degli over 60, oppure è un po’ più alta e tale per cui, in caso di guerra, essi finiscono in gran numero tra le vittime, anche senza che qualcuno lo cerchi apposta.

Tommaso

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