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Cgil e Cisl sono differenti, non per banale opportunismo

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23 settembre 2011

La lettera di Gian Marco Martignoni, ospitata dal vs giornale nella pagina di Economia e Lavoro con l’intestazione “Bonanni a Varese” esprime una serie di valutazioni sui recenti fatti sindacali a livello locale e nazionale che meritano alcune precisazioni.
 
1. Il Consiglio Generale della Cisl di Varese che ha ospitato Bonanni ha espresso con la massima libertà, come è sempre stato costume della nostra Organizzazione, le opinioni in merito alla manovra del governo, all’interno di un dibattito schietto e diretto, come riportato del resto dalle cronache locali. Purtroppo, sulla stampa sono stati accentuati i pochi elementi di criticità, rispetto al dibattito complessivo, perché sono quelle cose che “fanno notizia”. Tuttavia anche gli interventi più critici hanno espresso una convergenza sia sui punti fondamentali della linea della Cisl, contenuti nel documento dell’esecutivo confederale del 31 agosto, sia nella valutazione negativa dello sciopero separato della Cgil.
2. Nei rapporti con il governo, così come con le controparti, la Cisl ha sempre scelto, come del resto fa parte della sua tradizione, di tenersi sul piano negoziale e quindi di non assumersi un ruolo di opposizione sociale o politica contro i propri interlocutori, ruolo che non compete al Sindacato. Del resto, se si sta alle dichiarazioni, questa posizione è stata ripetuta più volte anche dal segretario generale della Cgil, quando in più occasioni ha affermato di non firmare questo o quell’accordo non per pregiudiziali politiche, ma per valutazioni di merito. E’ quindi singolare trarre da questa impostazione un giudizio di subalternità al governo e del tutto immotivato farne discendere un processo di “internità al blocco politico e sociale di centro-destra”: la CISL parla con tutti, ma non prende ordini da nessuno (tra l’altro, considerato l’autore, il marxismo ci sembra insegni che l’appartenenza ad un blocco sociale sia determinata da interessi economici più che da orientamenti culturali o politici). La Cisl in tutte le vertenze sindacali citate, dalla riforma della contrattazione, agli accordi con la Fiat a Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco, così come nel confronto con i governi che si sono succeduti negli ultimi anni, dall’accordo unitario con il governo Prodi del 2007, al confronto recente sulla manovra economica, ha sempre negoziato, o comunque ha assunto delle posizioni, a partire da una propria piattaforma ed entrando nel merito delle questioni sul tavolo. Contestualmente ha sempre organizzato forme di mobilitazione che accompagnassero la propria iniziativa contrattuale, anche se, contrariamente alla Cgil, non ha ritenuto opportuna fino ad oggi quella dello sciopero generale (considerandolo talmente uno strumento rilevante che, una volta bruciato, pone la questione di che cosa fare il giorno dopo) . In tutte queste circostanze, l’azione della Cisl ha sempre prodotto risultati, alle volte anche molto significativi, sarebbe auspicabile che l’autore della lettera si interrogasse anche sui risultati delle azioni da lui declamate. Non risulta, ad oggi, che la CISL abbia mai subito supinamente l’iniziativa delle controparti o del governo, né che si sia limitata a stare a guardare, questo sia sul piano nazionale sia su quello locale.
Anche sull’ultima questione dell’articolo 8 della recente manovra la Cisl, ritenendo più efficace lavorare per il suo reale depotenziamento, ha chiesto e ottenuto, nella versione definitiva del testo presentato al Senato e prima dello sciopero della Cgil, due modifiche importantissime (deroga consentita solo ai sindacati comparativamente più rappresentativi a livello nazionale e provinciale, raccordo con l’accordo del 28 giugno) che, di fatto, neutralizzavano la possibilità di derogare all’art.18 dello statuto dei lavoratori, senza un accordo che coinvolgesse Cgil, Cisl e Uil e che non passasse attraverso il meccanismo di ratifica previsto dall’accordo del 28 giugno. Solo in seguito all’ottenimento di queste modifiche, dell’articolo in questione, la Cisl ha proposto alla Cgil e alla UIL un patto per la non attuazione di quella deroga. Legare la proposta della Cisl allo sciopero della Cgil è pura malafede. Così come lo è parlare di adesioni di sindacati della Cisl allo sciopero della Cgil, ignorando volutamente che tali iniziative si inquadravano in un programma articolato di mobilitazioni che la Cisl ha lanciato con il documento dell’esecutivo del 31 agosto a partire dal presidio nazionale davanti al Senato del 1 settembre.
3. L’affermazione di Bonanni che “è meglio che il governo se ne vada a casa” segue la richiesta di “discontinuità nella politica” già contenuta nel citato documento dell’esecutivo confederale del 31 agosto e accompagna il giudizio negativo sull’insieme della manovra dato dalla Cisl. Non è quindi un tatticismo per recuperare il rapporto con la Cgil. Siamo perfettamente d’accordo che i rapporti tra le confederazioni si giocano sul merito sindacale e passano dal confronto con gli iscritti e con i lavoratori. Cisl e Cgil si richiamano a modelli sindacali differenti, non per forza antagonisti tra loro. Le differenze non sono banali opportunismi, come tenta di far trasparire l’autore della lettera, ma attengono ad una diversa concezione del ruolo del Sindacato. E’ la storia degli ultimi 60 anni a dimostrarlo. Inoltre in contesti diversi anche le strategie si modificano e con esse gli stessi modelli. Dal punto di vista della Cisl ad esempio l’accordo del 28 giugno, seguito alla piattaforma unitaria del maggio del 2008, è un andare incontro al “modello” Cgil: prima di questo accordo infatti la Cisl non si è mai impegnata formalmente a sottoporre accordi siglati separatamente ad aderenti ad altri sindacati, cosa viceversa sempre sostenuta dalla Cgil ed in particolare dalla Fiom, salvo poi contraddirsi quando l’esito del referendum non era favorevole. La Cisl accettò questo “vulnus” alla propria tradizione nella piattaforma del 2008, su richiesta della Cgil e come parte di un documento più generale di riforma della contrattazione. Sappiamo tutti come sono andate poi le cose. La riforma della contrattazione si è dovuta fare con la Cgil che si è chiamata fuori, salvo poi accettarla nei fatti in quasi tutti i contratti di categoria, e oggi le esitazioni a mettere una firma definitiva al protocollo sulla rappresentanza sono venute sempre da lì, da chi cioè a suo tempo lo aveva voluto in piattaforma.
Comunque almeno in questo, con buona pace del nostro interlocutore, la Cgil si è accompagnata alle “eccessivamente appiattite” Cisl e Uil.
Segreteria CISL e Segreterie Categorie CISL - Varese

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