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Che c’entra Ron con il cinema?

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1 settembre 2011

Caro direttore,
sempre un po’ guardingo perché poco convinto della formula-evento (molti soldi spesi per un’iniziativa che dura poche ore) l’anno scorso seguii con una certa partecipazione Varese Cinema. Fu, in effetti, una manifestazione riuscita, grazie alla bravura del “presentatore” Diego Pisati (poi nominato direttore artistico) e dei suoi illustri ospiti, tra i quali grossi calibri come Renato Pozzetto e Massimo Boldi, oltre alla sempre splendida Lilli Carati. Superato il pregiudizio, ci troviamo adesso a fare i conti con la nuova edizione, Varese Cinema 2011. La presenza di Nicola Piovani, musicista premio Oscar, bastava da sola, un anno fa, a giustificare una denominazione che faceva e fa presagire aperture alla settima arte. A questo giro però l’attrazione di punta è Ron, quindi nelle nuvolette dei miei pensieri si inseguono i punti di domanda. Ha un suo pubblico, il cantautore pavese, e una sua storia gloriosa; ma fatico a inserirlo nella casella cinema. A meno che… A meno che il diabolico Pisati non abbia pensato al ruolo da protagonista di Rosalino Cellamare in “Lezioni private”, commedia scollacciata (un «chiappa e spada», secondo la definizione felice di Renzo Montagnani, immancabile presenza anche in questo film) scritta e diretta nel lontano 1975 da Vittorio De Sisti, un regista che all’epoca aveva pure delle ambizioni “sociali”. Nonostante il tentativo di volare un po’ più alto dei Pierini e dei Bomboli, la pellicola si ricorda soprattutto per i nudi di Femi Benussi. Non, ahimè, per la recitazione poco memorabile dell’allora giovanissimo Ron. Tuttavia la proiezione della pellicola (e magari anche di “L’Agnese va a morire”, dove il cantautore ha una parte) avrebbe certo impreziosito l’iniziativa. Che invece sulla carta sembra un po’ la fotocopia della precedente, con addirittura annunciati gli stessi ospiti (Lilli Carati, Boldi, Pozzetto…) e con film proiettati a caso come “Gianni e le donne” o lo stravisto “Benvenuti al Sud”. Ciliegina sulla torta la sosia di Liz Taylor, attrazione contesa da tutti i principali festival del mondo. Per carità: sono cresciuto in un paese e so bene come nelle feste di piazza o del patrono siano sempre i personaggi più bizzarri a suscitare la simpatia degli spettatori, magari tramortiti dalla salamella. Il problema è che Varese Cinema costa 50 mila euro. Non sono soldi sottratti al capitolo cultura, già in affanno, perché appartengono a un’altra partita, quella del marketing territoriale. Non sono pochi però, se si considera che ad esempio una iniziativa lunga una settimana come il Festival dei Cortisonici costa al Comune 8 mila euro (non è un refuso). Si può essere almeno perplessi?
Mauro Gervasini

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