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Chi è causa del proprio mal pianga se stesso

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1 novembre 2012

Egregio Direttore
La crisi economica e finanziaria dell’occidente è paradossalmente figlia del Capitalismo.
E’ risaputo che l’ideologia capitalista è nata nel mondo occidentale , grazie all’industrializzazione gli abitanti di questa parte del Pianeta hanno raggiunto nel tempo, anche se ha scapito dell’ambiente, un livello di benessere che ha permesso  in un secolo condizioni di vita migliori e una prospettiva esistenziale  di gran lunga superiore rispetto agli abitanti del resto del mondo.
Un fattore che ha permesso di creare sempre maggiori profitti al sistema capitalista era ed è quello di controllare e di gestire economicamente  i fattori di produzioni e cioè la manodopera, le materie prime e le fonti di energia, da ciò scaturisce lo sfruttamento di quei territori e popolazioni in cui tali risorse sono ubicate.
Questo sfruttamento   se da un lato ci ha consentito ,in una prima fase,  un benessere generale di contro ha creato un disagio morale alla popolazione dello stesso Occidente dato dal fatto che l’alto tenore di vita era anche il risultato dell’impoverimento del resto del pianeta.
I principali attori delle logiche della crescita indirizzata al profitto esasperato e del libero mercato autoregolatore sono le società  multinazionali le quali negli anni  novanta del secolo scorso,  con la caduta delle ideologie, hanno inaugurato l’epoca della Globalizzazione anche dietro il paravento di teorie economiche che prospettavano per i cittadini maggior concorrenza, abbassamento dei prezzi e  di contro benessere per le popolazioni dei Paesi in cui si insediavano.
Era scontato che l’unico scopo della Globalizzazione era ed è quello di incrementare in maniera esponenziale  solo i profitti  delle multinazionali dato le condizioni  di sfruttamento della manodopera utilizzata, priva di tutele, sotto pagata in paesi senza regole  rispettose dell’ambiente.
Tutto ciò con la benedizione e  il beneplacito  delle  istituzioni politiche comunitarie le quali condizionate  dalle lobby gestite dalle stesse multinazionali aprivano, senza vincoli di reciprocità, i mercati interni alle merci prodotte a basso  costo presso i paesi in cui operavano e operano queste imprese.
Questo veniva giustificato ipocritamente  sia dalla politica con il fatto che la  globalizzazione avrebbe aiutato lo  sviluppo  del terzo  e quarto mondo che dalla teoria economica imperante  la quale enuncia che nel tempo il costo del lavoro di quei paesi, grazie al  maggior reddito  raggiunto dalla popolazione, avrebbe consentito migliori condizioni lavorative, equiparandosi così  ai livelli occidentali.
Un sistema così sbilanciato poteva reggere solo nel breve periodo.
Queste giustificazioni supportate da tesi economiche compiacenti col sistema capitalista delle multinazionali  non hanno fatto i conti con il pianeta Cina che da nazione sottosviluppata industrialmente  grazie a fattori demografici, etici e politici in un decennio non solo è divenuta una potenza industriale svincolata dall’Occidente , facendo proprie le nostre logiche capitalistiche e mantenendo irrisorio il costo del lavoro ,  ma ha sviluppato grazie a ciò un potere finanziario in grado di controllare lo stesso Occidente.
Purtroppo un contesto in cui da una parte vi è un occidente industrializzato con un sistema sociale di tutele per la popolazione  e regole dignitose sul lavoro , destinato al consumo ed il resto del mondo, privo di regole, utilizzato alla sola produzione in  scala degli stessi beni ha giocoforza prodotto nel medio periodo la crisi della piccola e media impresa  e la deindustrializzazione dell’Occidente a favore della finanza speculativa.
Non è bastato neppure far credere e sostenere da parte della Politica che l’Occidente era destinato a puntare sui settori produttivi ad alta tecnologia  e di qualità avendo  le necessarie conoscenze e capacità lasciando  la produzione a bassa tecnologia alla stessa Cina,   in quanto dopo una prima fase iniziale di copiatura dei prodotti occidentali  questo Paese ha sviluppato autonome capacità anche nei settori ad alta tecnologia.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, anziché l’adeguamento della Cina al sistema di tutele e ai costi del lavoro dell’Occidente ci si sta indirizzando  a regredire  perdendo poco a poco  conquiste sociali ed economiche ottenute grazie a lotte effettuate nell’arco di un secolo.
 Per quanto riguarda l’Italia il caso Fiat, le aziende che chiudono o delocalizzano per sopravvivere, la disoccupazione  e la povertà crescente,  la precarietà  legittimata dalla flessibilità ma finalizzata allo sfruttamento, la crisi di liquidità sono anche il risultato di questo Capitalismo senza regole e di una Politica miope  asservita a questa ideologia.   

Cangemi Aurelio

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