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Chiamiamo le cose con il proprio nome

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15 gennaio 2009

Caro direttore,
leggevo alcune lettere i cui autori si scagliano contro la proposta di mettere una tassa sui permessi di soggiorno. Al di là del fatto che per ogni pratica burocratica in Italia (e non solo) ci sono delle tasse da pagare, ritengo ipocrita bollare la cosa di razzismo solo perchè la proposta viena dalla Lega Nord. Premetto di non essere leghista, e fatico anche a definirmi di destra perchè non mi identifico con gli attuali partiti del centrodestra, ma che da sinistra vengano tante accuse di razzismo lo trovo ipocrita e falso. La sinistra ha varato leggi che hanno permesso un’immigrazione incontrollata, stile “venite tutti poi in qualche modo si fa” non ponendosi il problema che venendo “tutti” entravano anche persone con fedine penali chilometriche e mancando seri controlli la criminalità si sarebbe propagata a macchia d’olio. Io non ho nulla contro chi viene da altri Paesi, ma pretendo che viene qui rispetti le regole, lavori e non delinqua e ritengo altrettanto giusto che debba vivere in modo dignitoso, non costretto a dormire nelle stazioni o in fabbriche dismesse e abbia un lavoro che non sia schiavitù legalizzata. Questo alla sinistra non importa, perchè ha aperto le porte senza aver preparato il terreno. Chi è più razzista?? Coloro a cui importa solo mostrarsi “buoni e solidali” o chi dice “ok immigrazione ma con regole ben precise”? Che poi viene il dubbio che qualcuno vuole quest’immigrazione perchè un giorno questi diventeranno italiani garantendo un serbatoio di voti.
All’estero le regole ci sono, se passato un certo periodo non hai un lavoro devi tornare nel tuo paese d’origine, sarà politicamente scorretto ma intanto non c’è la clandestinità dilagante che abbiamo noi. E all’estero chi lavora non è sfruttato come qui, perchè va anche detto che molti imprenditori italiani vogliono che questi flussi migratori continuino per avere manodopera a basso costo. Sono loro a portare via il lavoro agli italiani, non gli extracomunitari. Gli italiani in parte non vogliono più fare certi lavori e in parte non vogliono lavorare come schiavi (a ragione!).
Poi usiamo un secondo il cervello: se un immigrato non regolare non ha la possibilità di lavorare alla fine deve per forza “arrangiarsi”, anche se in origine le sue intenzioni erano buone. Quindi ovvio che finisce per ingrossare le fila della criminalità. E se si fa entrare tutti entrano anche quelli che intenzione di trovare un lavoro non ne hanno ma vengono in Italia solo perchè “al mio Paese se delinquo mi ammazzano, qui posso fare quello che voglio” (un clandestino intervistato nella trasmissione “Le Iene”).
Per cui finiamola di dare sempre e comunque dei razzisti (che comunque purtroppo esistono) a chi dice “regolamentiamo l’immigrazione” e anche di ergersi a paladini dei più deboli e poveri solo a parole quando nei fatti non viene fatto nulla per aiutare queste persone.
Grazie per lo spazio concessomi e cordiali saluti

Marco Giuffrida

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