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Cina: non deve essere un nuovo impero

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27 novembre 2008

Gent. Direttore
Particolare attenzione stanno destando nelle cronache di politica internazionale gli incontri cui partecipa il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Hintao presso alcune capitali dell’America Latina.
Un’attenzione che non puo’ non essere posta in relazione con il ruolo planetario avuto oggi da quel grande paese asiatico e dalle fosche ombre di ristagno e recessione che la crisi finanziaria e lo sfibramento morale degli Stati Uniti proiettano oltre che su di sé su altre estese parti del mondo.
Hu Hintao rinnova accordi, ne stipula di nuovi, apre relazioni, ne allarga altre, manifesta disponibilità in campo diplomatico, politico, commerciale, culturale, confermando che, per la prima volta nella storia, l’accesso al “cortile di casa” degli USA non è piu’ ostruito.
“Cortile di casa”, cosi’ l’America Latina fu definita dalla dottrina Monroe e dal suo corollario di cui fu artefice Teodor Roosevelt. Due presidenti che propugnavano l’espansionismo USA nell’emisfero occidentale e il diritto-dovere di estendervi la propria “civiltà”.
A questo scopo Roosevelt nel 1904 attrezzo’ persino una forza di polizia internazionale e nel giro di una decina d’anni opero’ una serie di iunterventi di guerra a Santo Domingo, Cuba, Nicaragua, Haiti, Messico conquistandone il pieno controllo ed asservimento, esercitati negli anni successivi ricorrendo anche a giunte militari e governi fantoccio corrotti e sanguinari.
Fino a poco tempo fa, solo Cuba era riuscita a sottrarsi a quel giogo e sopportare le conseguenze, gravi innnazitutto per le condizioni di vita dei suoi abitanti, derivanti dall’ostracismo politico ed embargo economico imposti dagli USA in segno di ritorsione e ricatto.
Oggi insieme a Cuba altri paesi affermano la propria autonomia ed identità. Molti di loro hanno già costituito forme di cooperazione e cercano di tessere relazioni che vanno oltre le sponde del Pacifico.
Sono Paesi in via di sviluppo. La Cina è tra loro.
Essi affermano l’impegno a stabilire nuove relazioni fondate sulla cooperazione per lo sviluppo, sottolineando il ruolo dell’ONU per la coordinazione di politiche di progresso durevole fondato sulla giustizia e la coesione sociale.
In queste posizioni non è idea peregrina cercare il riflesso del messaggio che Mao Tze-Tung scrisse nel 1956 nel 45* anniversario del crollo del millenario Impero celeste e della fondazione della prima Repubblica cinese: “Sono passati solo 45 anni dalla Rivoluzione del 1911, ma l’aspetto della Cina è completamente mutato. Ancora 45 anni e nell’anno 2001, cioè all’inizio del XXI secolo, la Cina avrà subito un cambiamento ancora piu’ grande. Sarà divenuta un potente paese socialista industriale. E cosi’ deve essere.
La Cina è un paese con una superficie immensa e una popolazione molto elevata e dovrebbe quindi aver dato un maggior contributo all’umanità. Per lungo tempo il suo contributo è stato minimo. E questo ci dispiace.
Ma dobbiamo essere modesti, non solo ora ma anche tra 45 anni. Dobbiamo sempre essere modesti.
Non dobbiamo mai assumere un atteggiamento arrogante di sciovinismo da grande potenza e divenire presuntuosi per la vittoria della nostra rivoluzione e per certi successi nella nostra edificazione.
Ogni nazione grande o piccola ha i suoi lati positivi e negativi”
Cordiali saluti

Maria Pellegatta - Federazione P.d.C.I. Varese

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