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Clericofascismo

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23 ottobre 2007

Egregio direttore,

l’intervento di Gianfredo Ruggiero, intitolato “Critica alle ‘ideologie darwiniane’”, è un imparaticcio confuso, eclettico e contraddittorio, privo di qualsiasi consistenza culturale, filosofica e scientifica. Indicherò di seguito gli errori storici e i fraintendimenti concettuali in cui è incorso l’autore nel tentativo di dare una qualche serietà alle tesi che propone.
Tralascio la nozione di ‘identità nazionale’ evocata da Ruggero, in quanto è uno pseudoconcetto che ingloba, senza separarli, elementi reali (la storia, la cultura e le tradizioni) ed elementi tratti dall’immaginario fascista (“onorare la Patria e sentirsi orgogliosi delle proprie origini”), che conducono a legittimare, in modo alogico ed emotivo, un atteggiamento che non è più patriottico e progressivo, ma nazionalistico e reazionario (legato, come è, all’affermazione di un inesistente primato italiano).
Ma Ruggiero non esita a fare di tutt’erba un fascio, allorquando ritiene, mescolando cavoli e merende, di poter contrassegnare con l’etichetta di ‘ideologie darwiniane’ “dottrine di ascendenza materialista” quali il marxismo, il liberismo, il nazismo e il razzismo, laddove anche lo studente più distratto di un liceo ha orecchiato in classe, ascoltando le spiegazioni degli insegnanti di storia e filosofia, che il marxismo è, sì, una dottrina materialistica, ma il nazismo è un miscuglio di darwininismo sociale e di idealismo mistico, mentre, quanto al liberismo, non si capisce, dal momento che è una teoria economica connessa alla filosofia utilitaristica di Adam Smith, a che titolo rientri nell’elenco arlecchinesco steso dall’autore e, infine, il razzismo è un iponimo rispetto ad altre categorie presenti nel medesimo elenco.
Sennonché la grande scoperta di Ruggiero è che queste ideologie sarebbero “maturate all’interno del pensiero illuminista di fine ottocento”. E qui non si sa se ridere o piangere di fronte allo sproposito madornale consistente nel collocare alla “fine ottocento” il pensiero illuminista fiorito nel corso del Settecento. Si capisce, invece, che al clerico-fascista Ruggiero, nostalgico seguace di de Maistre, ciò che preme è gettare fango sull’illuminismo, sulle sue idee forza (ragione universale, natura, progresso, istruzione pubblica, felicità) e sugli ideali che hanno guidato la rivoluzione francese (libertà, eguaglianza, fraternità), liquidando possibilmente il bambino assieme all’acqua sporca, pur di dare un qualche valore alla concezione biblico-creazionista, seguendo la quale si ritrova, fra l’altro, lui, l’antiamericano irriducibile, al fianco di quei predicatori fondamentalisti che hanno bandito l’insegnamento della teoria darwiniana dalle scuole di alcuni Stati degli Usa.
Ruggiero, infatti, pur di screditare la teoria darwiniana cancella ogni differenza tra il socialismo darwinista e il socialdarwinismo, mettendo ancora una volta nello stesso sacco “sostenitori del libero mercato, della lotta di classe e della supremazia della razza ariana”. Seguirlo nelle sue gimkane storiche, filosofiche e scientifiche sarebbe divertente, se non fosse deprimente: divertente perché, di fatto, rende omaggio, senza volerlo, al prestigio scientifico e alla diffusione mondiale della teoria dell’evoluzione elaborata da Darwin; deprimente perché, con la foga di don Chisciotte che muove all’attacco dei mulini a vento, ignora distinzioni e differenze, scambia i suoi desideri con la realtà, prende fischi per fiaschi.
Così gli accade di non comprendere che, appena si cominciò a diffondere la teoria darwiniana si cominciò a porre il problema delle sue implicazioni ideologiche e sociali e si ebbero tentativi di trarne conseguenze favorevoli al proprio indirizzo sia da parte dei socialisti sia da parte di coloro che si richiamavano ad una visione individualistico-borghese della società. I concetti fondamentali della teoria darwiniana (lotta per l’esistenza e selezione naturale) si trovarono pertanto al centro di una battaglia interpretativa, che ha, anche ai nostri giorni, interessanti risvolti epistemologici, come il ruolo dell’analogia nella scienza, particolarmente quando si tratta di passaggi tra le scienze della natura e le scienze sociali. Furono in particolare i darwinisti sociali (o socialdarwinisti) a utilizzare temi biologici per sostenere una concezione classista, gerarchica e, in generale, individualistico-borghese della società. Ma Ruggiero, il quale non sa che Voltaire non era né un materialista né un ateo (il campione dell’illuminismo era infatti vicino all’empirismo inglese e professava il deismo), il quale non immagina che il merito storico di Voltaire, di Diderot e degli altri illuministi è stato quello di attuare una delle più grandi e feconde rivoluzioni culturali nella storia dell’umanità, la rivoluzione culturale della borghesia, non intuisce neppure lontanamente, essendo privo del senso dialettico delle connessioni storiche, come la successiva rivoluzione francese abbia contribuito a scatenare, sul piano sociale e politico, la stessa rivolta degli schiavi neri di Haiti nel periodo giacobino, superando i limiti etnocentrici e borghesi presenti in alcune concezioni proprie della corrente principale dell’illuminismo e sviluppando i germi rivoluzionari presenti nella corrente materialistica dell’illuminismo rappresentata da pensatori come Helvétius e Holbach (autentici precursori del materialismo storico di Marx e di Engels), così come è incapace di concepire in modo dialettico (e non riduzionistico) il rapporto tra uomo e natura e, in generale, il rapporto tra storia e natura.
Su una scala lillipuziana e in una forma grottesca dovuta al pressappochismo scientifico e alla carenza di senso storico che inficiano le sue tesi e impediscono di prenderle in seria considerazione, egli si aggira dunque nello stesso circolo vizioso in cui si avvolge il pensiero borghese, oscillante tra posizioni che storicizzano l’uomo in modo idealistico sganciandolo dalla sua “storia naturale” e connotandola spiritualisticamente o considerandola determinata solo dall’ambiente socioculturale, e posizioni che tentano di giustificare direttamente su una base naturale, ricorrendo a fattori genetici o all’analogia con i comportamenti animali, anche aspetti come le gerarchie sociali, i ruoli di classe, l’inferiorità della donna e il minor quoziente intellettivo che avrebbero i poveri o determinate razze.
Ecco perché, se un mio allievo mi avesse presentato un elaborato come quello che Ruggiero, sotto forma di lettera, ha presentato ai lettori di “VareseNews”, lo avrei sanzionato con un quattro, rimandandolo a settembre per il necessario recupero delle conoscenze, delle distinzioni e dei nessi concettuali, e della capacità di applicare correttamente conoscenze, distinzioni e nessi concettuali ai contesti specifici.

Eros Barone

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