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Combattere la secessione ovunque si manifesti

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Combattere la secessione ovunque si manifesti
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29 ottobre 2017

Egregio direttore,
il governo Rajoy con l’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola sta facendo, di fronte alla proclamazione dell’indipendenza della Catalogna, ciò che dovrebbe fare, secondo quanto prescrive l’articolo 5 della Costituzione, qualsiasi governo italiano per mantenere l’Italia “una e indivisibile” nel caso in cui si verificasse un moto secessionista analogo a quello che si è sviluppato all’interno dei confini della nostra consorella latina. Non esito quindi ad affermare, come comunista, che questa è la scelta a cui sarebbe tenuto, pena il suo dissolvimento, qualsiasi governo italiano, in caso di imminente pericolo di secessione ovvero di attentato alla democrazia (perché, in buona sostanza, di attentato alla democrazia si tratta).

Spiego brevemente le ragioni della mia risoluta opposizione al secessionismo, qualunque sia la veste sotto la quale esso si ammanta. Qui nulla conta il colore politico delle forze che agiscono nell’attuale congiuntura (colore che, comunque, non è univoco), così come nulla conta, al fine di legittimare quanto accade oggi, ciò che accadde quasi un secolo fa. Contano soltanto la situazione concreta e le tendenze storico-politiche in atto. Nella presente situazione della Spagna le forze secessioniste, ivi comprese quelle che si richiamano verbalmente alla sinistra del periodo della guerra civile (1936-1939), sono schierate su posizioni reazionarie; le forze che difendono lo Stato nazionale svolgono invece una funzione oggettivamente progressiva, indipendentemente dal grado di consapevolezza che queste forze possono avere di tale funzione e indipendentemente dai limiti e dalle contraddizioni di tale Stato. La disgregazione regionale (anche qui indipendentemente dalle vesti e dagli orpelli sotto cui si cela) e la costituzione delle cosiddette ‘macro-regioni’ tendono infatti alla distruzione delle istituzioni democratiche. È del tutto falso che questo genere di separatismo conduca a uno sviluppo della democrazia su scala continentale, poiché, per la sua natura corporativa, localistica ed autoritaria, tende a modificare i rapporti di forza a favore della classi padronali e costituisce un ostacolo alla possibilità di ridistribuire il potere e la ricchezza.

Sono dunque profondamente sbagliate le posizioni di quelle forze della sinistra che, non sapendo o non volendo contrastare le spinte secessioniste, si accodano alle forze reazionarie che le esprimono e le sviluppano. È come se di fronte ad una provocazione secessionista della Lega Nord, le forze di sinistra avessero chiesto il federalismo, che già in sé e per sé è una forma di secessione fiscale, ovvero l’unica cosa che la Lega Nord vuole e che per essa conti.

Eros Barone

Commenti

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  1. Scritto da giorgio_martiniossola

    complimenti Sig. Barone,era dai tempi di don Camillo e Peppone che non leggevo queste teorie,la classe padronale che sfrutta i poveri…..lei potrebbe avere anche ragione,ma se si guarda intorno potrebbe accorgersi che oggi le classi padronali si chiamano massonerie,di conseguenza non essendoci più il “padrone” che fa lavorare il povero e lo sfrutta è nato il parassitismo,lo schiavismo e la conseguente scomparsa della dignità.Essere liberi è un diritto imprescindibile,se lei vuole lavorare per mantenere chi non fa nulla è libero di farlo,io no.