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Come uscire dalla crisi economica: proposta personale

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18 novembre 2008

Egregio Sig. Direttore

la mia ferma opposizione all’intervento diretto pubblico nelle gestioni economiche anche in un periodo di crisi come quella in corso, già più volte espressa, qui lo torno a ripetere con sempre più convinzione.

Premesso che il Ministro dell’Economia Tremonti non ha minimamente le disponibilità economiche necessarie per fare fronte alla crisi attuale, ampliare il debito pubblico italiano già ora eccessivo sarebbe solo il palliativo, l’illusione che durerebbe al massimo un lustro, non oltre e sarebbe il colpo finale per il default della Nazione Italia.

Da più parti politiche, anzi da tutte, si levano voci invece di volontà di ripercorrere la strada intentata dall’America dopo l’anno 1929.

Non posso altro che richiamarlo quel “ fallimento” denominato New Deal del Presidente Americano Roosevelt che “illuse” gli americani come riconosciuto dalla “scuola economica austriaca”.

La crisi americana si risolse solo con il secondo conflitto mondiale che riuscì ad assorbire la disoccupazione che dal 1929 in poi non si riuscì mai a stabilizzare ai minimi valori.

L’instabilità economica vissuta nel decennio che va dal 1929 al 1939 conclusasi purtroppo con il conflitto di guerra mondiale e globale ha dimostrato che l’intervento pubblico diretto non è capace di ristabilire prosperità e sviluppo duraturo .

Gli indirizzi di oggi quindi devono essere quelli:

di riprendere lo sviluppo con un quieto vivere e
di evitare una belligeranza nel prossimo decennio, azione che potrebbe prodursi globalmente o anche in modo limitato con armi atomiche e di distruzione di massa.
A rischio oggi ci sono le singole imprese ma anche la Nazione Italia vista nel suo complesso.

Un editoriale di qualche giorno fa comparso nel quotidiano “ La Stampa online ” spiega e apprezza la crisi perché “sveglia” la concorrenza eliminando chi non è in grado di reggere la competitività che si è fatta più dura.

Da questo editoriale due sono gli indirizzi che dovrebbe trarne l’attuale Governo Italiano per gestire ora la crisi e uscire poi in modo vincente.

Un primo indirizzo è la necessità di sviluppare nella propria potestà di “Autorità” la funzione di “ garante della competitività”.

La necessità primaria è la lotta all’evasione, il condizionamento della leva fiscale con interventi a favore di chi ha davanti a se svantaggi produttivi naturali dalla società e dall’ambiente stesso in cui si trova a operare e la tutela della proprietà (Anche l’acqua e l’aria non inquinati sono diventati dei “beni economici”).

Il mancato pagamento delle tasse, fenomeno molto esteso, l’inquinamento atmosferico (e non) senza benefici alla collettività, il furto, l’agire nell’illecito devono far pensare che producono effetti domino e che hanno solo la finalità di distruzione generale del tenore di vita e di benessere della collettività.

Lo Stato dovrebbe avvalersi nella lotta alla competitività e contro l’evasione dell’aiuto della collettività ad esempio aumentando le detrazioni d’imposta dal 19% al 22%.

Un secondo indirizzo è quello di vedere in un futuro a lungo termine oltre la fine della crisi economica la sopravvivenza di una NAZIONE LIBERA .

E’ necessario ridisegnare il volto nuovo della Nazione in equa e giusta giustizia con nuove realtà individuando e tagliando i rami cosiddetti “secchi”.

Prima di descrivere la “strategia” per attuare questo secondo indirizzo vorrei spiegare il motivo di questa crisi vista dal mio punto di vista.

E’ arrivata un’era storica in cui il mondo si sta muovendo in un unico mercato e il fenomeno è stato denominato “ GLOBALIZZAZIONE ”.

A livello economico cosa ha provocato la globalizzazione? Lo spiega un semplice principio della fisica: il “ Principio dei vasi comunicanti”.

Principio secondo il quale un liquido contenuto in due contenitori comunicanti tra loro raggiunge lo stesso livello.

Ebbene la crisi di oggi è successa perché molti valori economici (come se fossero il liquido tra due vasi comunicanti) sono transitati dai paesi industrializzati ad altri paesi a seguito della trasformazione dei primi in emeriti “consumatori”.

I paesi industrializzati hanno trasformato la loro produzione primaria da “ BENI ” a “ SERVIZI” .

Produrre “BENI” in “Paesi lontani” costa meno e così al posto delle fabbriche sono stati costruiti magazzini e ci si è dimenticati nel contempo di edificare molte “città studi”, laboratori, ecc..

E qui risalendo ulteriormente “a monte” è dimostrabile che il prezzo dei beni acquistati a basso prezzo da paesi non industrializzati è stato distorto nei mercati dei paesi industrializzati dall’aggiunta dei costi dei “servizi”.

Aggiunta che ha messo in crisi l’acquisto di tanti BENI da parte di molti cittadini.

La distorsione dovuta al costo dei servizi è una causa che ha prodotto l’impoverimento e la perdita del potere di acquisto della popolazione.

In sommatoria negativa alla maggiorazione di prezzo nell’offerta deve essere aggiunto all’intero degli ex paesi industrializzati la carenza di valore dei beni prodotti da “Paesi Lontani” che hanno sottratto con la DELOCALIZZAZIONE molte buste paghe ai lavoratori di aziende che nel territorio nazionale hanno cessato l’attività.

Sempre dal punto di vista della fisica con un eufemismo è possibile spiegare un altro fenomeno che sta avvenendo nel nostro Paese.

Pensiamo le attuali condizioni dell’Italia come ad un laghetto d’alta montagna in cui si vuole mantenere tantissima acqua.

Cosa fare per questo? Semplice la soluzione. Basta apporvi una diga. Questo esempio è stato qui posto per spiegare come è stato ed è possibile per un paese come l’Italia aver potuto spendere per molti anni più di quanto produceva.

Infatti bastava alzare una diga (debito pubblico) per mantenere il livello di acqua (Disponibilità economica /propensione alla spesa ) più alto dei livelli posti attorno.

Sennonché si è capito che il rialzo della diga non è all’infinito e i costi per costruire, mantenere la diga stessa si ampliano sempre di più.

Non solo ma a lungo andare anche il terreno sotto il laghetto si è trasformato da impermeabile a permeabile senza più tenuta d’acqua.

Questo non garantisce più la risalita del livello dell’acqua garantito dalla diga che come ho detto rappresenta il “debito pubblico”.

Le condizioni di maggiore sforzo che preme sulla diga inoltre possono provocare il crollo della diga stessa impossibilitata a reggere la pressione della quantità dell’acqua.

Orbene se riusciamo a capire questo esempio figurativo si riesce a spiegare come la caduta della diga sia “un evento disastroso anche bellico” mentre la fuoriuscita di acqua dal sottosuolo sia la perdita del valore del tenore di vita attuale (Fenomeno accostabile alla globalizzazione).

La disponibilità economica /propensione alla spesa che ho accostato nel eufemismo all’acqua, ora, per l’Italia ha ancora un ulteriore fattore negativo: non è più in grado di mantenere il proprio grado di benessere anche perché il livello dell’acqua in entrata nel lago con diga non è più gestibile direttamente dall’Italia visto che è anche ricchezza che proviene dal lavoro per la costruzione di “BENI” prodotti in luoghi lontani.

Orbene il calo del potere gestionale dell’Italia a livello mondiale (Ora fa parte del G20 e non più del G8 quindi in graduatoria potrebbe scendere al 20esimo posto…) dovrà essere affrontato al più presto.

Sul lato dell’offerta è necessario che i “BENI” siano mantenuti a disposizione della popolazione per mantenere il tenore di vita a livello attuale o anche in senso migliorativo.

E’ pertanto necessario una “DEPAUPERAZIONE” nei “SERVIZI” che hanno solo il pregio di dare costi aggiuntivi al prodotto.

Sul lato della domanda devono essere messe nelle tasche della popolazione italiana più buste paghe e le stesse devono essere più sostanziose per i redditi più bassi.

Inoltre c’è una terza componente da affrontare e che non deve essere tralasciata: l’eccesso di debito. Alla fine della crisi economica corrente sia il singolo cittadino, sia lo Stato nel suo complesso più avranno debiti e meno saranno “PERSONE FISICHE E GIURIDICHE LIBERE”

DALLA GLOBALIZZAZIONE ALLA RI-LOCALIZZAZIONE

Indipendentemente dalla crisi economica in corso l’Italia non cresce perché non crescono le sue imprese in reddito, fatturato, dimensioni, ecc.

Questo non è solo dovuto al problema di avere l’iscrizione all’Albo Artigiani dopo mesi dalla richiesta: “l’impresa in un giorno” è solo pubblicità spazzatura dei politici.

Ci sono ben altri motivi riconducibili al mancato coinvolgimento della collettività nella gestione d’impresa.

Un calo di tassazione dell’IRES dal 33% al 20% con conseguente aumento nella tassazione delle obbligazioni dal 12,50% al 20% porterebbe gli investitori a fare crescere il capitale nelle PMI e di conseguenza la crescita delle stesse e dei posti di lavoro .

La crescita dei posti di lavoro è comunque possibile se scende il costo del lavoro.

La cancellazione del CUNEO FISCALE con benefici a favore di dipendenti e imprese è la soluzione ottimale.

Ciò causerebbe problemi alle Regioni che potrebbero essere sollevate dai pagamenti delle prestazioni sanitarie cedendo gli stessi ai Comuni ove risiedono i beneficiari.
alla previdenza che richiederebbe sacrifici possibili ai trattamenti pensionistici.

Ho detto in precedenza che per mantenere il livello di vita attuale con i “BENI” di cui ora si dispone è necessario il taglio dei “SERVIZI”.

Su tre direzioni il mio progetto strategico.

La prima è il taglio drastico a quel servizio che possiamo individuare nella “POLITICA”. Ho difficoltà a spiegare all’uomo qualunque della strada che in Italia (Regione d’Europa) sono necessari solo Stato, dieci Regioni e massimo cinquecento comuni come Enti territoriali senza nessun ente consorziato per mandare avanti meglio la Pubblica Amministrazione.

Lo capirebbero invece bene quell’enorme numero di persone (Anche 500.000 – cinquecentomila- stima) con auto blu, benefit, ecc. che si vedrebbe tolto lo stipendio o decurtato l’integrativo alle proprie entrate mensili derivanti solo dall’AMBITO POLITICO.

La seconda direzione, molto, troppo difficile da spiegare è il ridimensionamento degli Albi Professionali costringendo i professionisti ad esercitare “IN FORMA DI IMPRESA DI CAPITALI” il proprio operato.

Per la terza direzione richiamo una richiesta pubblica presentata dal Presidente degli Industriale, Dott.ssa Emma Marcegaglia.

Ella ha chiesto favori a chi utilizza meno combustibili e inquina meno. Aumentando il prezzo della benzina e del gasolio (Anche da riscaldamento) e togliendo i favori a chi scarica tali spese dalle tasse (In pratica il servizio “combustibile” non è più voce del “Bilancio fiscale d’impresa”) matematicamente è la stessa cosa . Questa scelta ha il vantaggio di fare pagare indistintamente chi inquina l’ambiente ed è realizzabile perché non aumenta il debito pubblico.

Il servizio offerto dai combustibili (importato in Italia come “ BENE e trasformato in “SERVIZIO”) deve essere penalizzato al fine di essere utilizzato con più parsimonia e nello stesso tempo trasformato in un “fattore critico di successo” tra aziende in competizione sullo stesso mercato.

Questa strategia favorirebbe l’avvicinarsi della localizzazione di siti aziendali delle imprese ai luoghi di consumazione dei BENI.

Non faccio critiche a chi “sponsorizza” il mercato dell’auto in crisi perché i parchi auto devono essere il meno possibili obsolescenti. Certo è qualcosa che mi ricorda il passato perché l’auto in un paese industrializzato nell’era della globalizzazione post crisi economica dovrà avere il valore dell’attuale “calcolatrice da tavolo” (Si alla sua presenza ma molto marginale).

La mia proposta qui presentata penso possa essere ricondotta a due parole:

RI-LOCALIZZAZIONE per le imprese in Italia;
RI-COLLOCAZIONE per l’Italia nel Mondo alla fine della crisi economica.

Agostino De Zulian, Varese - Verbania

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