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Come vota un elettore di sinistra

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15 giugno 2016

Egregio Direttore,
si è aperto un dibattito tra gli elettori della Sinistra: cosa votare al ballottaggio del prossimo 19 di giugno?

Mi sono quindi immedesimato su come voterei nelle diverse città se dovessi andare a votare, partendo dal Sud.

A Napoli credo che non avrei dubbi a votare De Magistris, anche se spiace l’eccesso di polemica che questo sindaco ha contro il Pd.

A Roma la scelta è molto più difficile: si potrebbe ancora votare Giacchetti solo per senso di disciplina storica, anche se la candidata del Movimento 5 Stelle ha tutti i meriti di essere eletta sindaco per la speranza di un cambiamento che è riuscita dare con il suo programma.

A Bologna voterei Pd, così come a Torino Fassino merita di essere rieletto perché ha governato bene.

A Milano e a Varese, a occhi chiusi voterei per i candidati del Pd, oggettivamente più vicini ai contenuti della sinistra, almeno sul tema degli immigrati.

Spiace dover sentire da alcuni esponenti politici, tutti ex, un atteggiamento troppe volte astioso o di indifferenza nei confronti del ballottaggio, quando sino ad ieri erano stai esponenti di spicco del Pd. Fassina per esempio è stato addirittura ministro con Letta di un governo di Centro-sinistra. Dimenticano costoro cosa disse Antonio Gramsci contro gli indifferenti: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.”

A Varese e a Milano essere indifferente nei confronti del ballottaggio, è un vero peccato mortale. Fatte tutte queste considerazioni, ha ragione Matteo Renzi a sostenere che queste elezioni sono solo amministrative e che non avrà nessuna intenzioni di dimettersi, indipendente dei risultati del ballottaggio.

Dimentica però una cosa: se per il Pd il risultato non è stato positivo, la responsabilità è tutta sua per aver introdotto in queste elezioni amministrative, il tema del Referendum Costituzionale, aprendo uno scontro di uno contro tutti, inibendosi qualsiasi appoggio elettorale con altri partiti, sinistra compresa.

Se dal prossimo ballottaggio uscisse che solo Bologna rimane la roccaforte del PD, perdendo in tutte le altre città, anche dove si è governato bene come a Milano e a Torino, significherebbe che Renzi è arrivato al capolinea, con la prossima sconfitta ormai certa al referendum Costituzionale.

Minacciare poi di gettare il Paese nel caos con le sue dimissioni non è solo una sciocchezza ma è un atto grave di irresponsabilità, senza un ricambio politico credibile, perché non solo il Pd è in crisi, ma anche il centro-destra. L’unica speranza che rimarrebbe agli italiani è il Movimento 5 Stelle. Grillo è convinto di avere tutte le carte in regola per governare il Paese. Io non lo so.
Forse con la parola rottamazione è stato facile prendere voti.

Molto più difficile è governare un Paese come l’Italia, molto complesso e che si trascina da anni in una crisi politica, economica ed istituzionale molto grave. Al posto di correre Renzi dovrebbe imparare ad andare piano, ascoltando almeno i consigli che provengono dal suo stesso partito e da tutti coloro che hanno a cuore il bene di questo paese. La sindrome di un uomo solo al comando, non gli ha giovato, anzi il contrario.

Emilio Vanoni – Induno Olona

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