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Cominciamo dalla testa e non dalla coda

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28 dicembre 2013

Gentile direttore, da Roma insistono con doppioni e ripetizioni, abolendo il Senato istituendo la camera delle regioni, le città metropolitane al posto delle provincie, oppure le tanto caldeggiate e osteggiate macroregioni come anche gli Stati veramente uniti d’Europa; per non parlare di nuovi appalti per infrastrutture non terminando quelle in corso con inguardabili brutture, ma non facessero incorrere facilmente in sbagli o tentazioni, per correzioni ben conosciute almeno in quella maggioranza di invariate dichiarazioni, fatte salve eventuali detrazioni ormai denunciando più che altro i debiti e basta.

Quindi “cominciamo dalla testa e non dalla coda” a riequilibrare gli sbilanci delle P.A. rivedendo le impostazioni eliminando le esagerazioni senza ostruzioni, sul gobbo di tutti, a chi lavora o ha già dato, rivalutando il territorio quale fonte di sostentamento sia alimentare che turistica, traendo giovamenti primari derivati da industria e artigianato ben commercializzati, instradando il giovane disoccupato, diplomati o laureati.

Scusate se ho tediato, ma qualcosa almeno alla fine si sta muovendo, logica e dati di fatto permettendo, infatti l’istinto di sopravvivenza ha preso il sopravvento nel rischio di implosioni, facendo capire anche ai testoni la strada da imboccare fra le complicate propaggini del grande raccordo anulare a raggiera composto delle lungaggini dei procedimenti burocratici e legislativi, piegandosi solo alla raggiunta necessità di “fare qualcosa di buono”, attrezzandosi con semplificazioni ad ogni costo, gratuite; se il caso rilanciando contrattacchi da lontano direttamente a centravanti di sfondamento, per rompere il ghiaccio nel cambiamento, in extremis o all’ultimo momento risalendo in blocco anche con il portiere, “alla rugby”, vincendo la scommessa per una trasparente e snella gestione della cosa pubblica, senza trucco e senza inganno, non peggiorando sempre anno dopo anno, pur ogni volta promettendo mari e monti, con “il se o il forse” puntando sicuro sull’azzardato conguaglio dell’anno futuro. A proposito, buon anno, magari con uno spergiuro.

Valter Abele Zaccuri

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