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“Comunità islamica, trattati peggio dei cani”

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7 ottobre 2007

Egregio direttore,
incuriosito dalla presa di posizione di parrocchie e associazioni a favore della comunità islamica di Gallarate ho voluto rendermi conto di persona.
C’ero anch’io quindi l’altra sera in via Peschiera.
Ho visto un centinaio di persone costrette a inginocchiarsi per terra per pregare.
Lo fanno ogni sera, in strada, e nell’acqua quando piove.
Io penso che, in un paese civile, non si riserva un trattamento del genere neanche agli animali.
Queste persone avevano regolarmente affittato un immobile in Via Peschiera.
E’ stato chiuso, giustamente, per carenze igieniche e mancanza di uscita di sicurezza.
E’, a dire il vero, una situazione comune anche ad alcune chiese e oratori, ma il provvedimento di chiusura era comunque giusto.
Allora la comunità islamica (molti sono cittadini italiani) ha fatto i lavori per rimediare alle carenze che avevano causato la chiusura.
Sono stati denunciati per abuso edilizio.
Hanno allora pagato il condono ma l’amministrazione comunale di Gallarate ha detto che la destinazione ad edificio di culto per quell’immobile non era comunque conforme alle prescrizioni urbanistiche.
Gli islamici hanno quindi acquistato, tassandosi e senza chiedere un soldo alla città, un secondo immobile.
Hanno poi iniziato, lavorando la sera e il sabato e la domenica, i lavori per renderlo agibile ma, ancora una volta, sono stati bloccati dall’amministrazione comunale perchè anche questa struttura non ha una destinazione urbanistica, secondo il comune di Gallarate, che permetta la preghiera.
Hanno quindi chiesto all’amministrazione comunale quali siano le aree compatibili con i luoghi di culto, in modo da poter eventualmente acquistare un altro terreno. Ma queste aree sono tutte già occupate e non disponibili.
Conseguentemente, hanno presentato istanza per un cambio di destinazione d’uso per l’immobile che avevano regolarmente acquistato e pagato. Ma ancora, la risposta dell’amministrazione comunale è stata negativa.
Io mi chiedo, veramente, a chi giovi tutto questo.
Già la pretesa di una “conformità urbanistica” per pregare è evidentemente un assurdo giuridico sul quale avrebbe il dovere di intervenire la magistratura.
Il diniego del cambio di destinazione d’uso, in assnza di aree disponibile, è poi evidentemente discriminatorio in questo caso.
Siamo in Italia, in un paese civile e che si vanta – giustamente – delle conquiste pagate con il sangue e garantite dalla Costituzione repubblicana.
Perchè queste inutili vessazioni?
Non ci sono motivi di ordine pubblico: tutti gli islamici gallaratesi sono schedati, fotografati, noti alle forze dell’ordine.
Anche nella sera in cui io ero presente sono stati fotografati, individuati, controllati.
C’era perfino un leghista che, indisturbato e alla faccia della privacy, ha filmato chi pregava e chi era venuto a portare la propria solidarietà o semplicemente a vedere, come nel caso mio e di tanti rappresentante di parrocchie e associazioni gallaratesi.
A chi giova veramente questo continuo stato di tensione?
Non ci rendiamo conto di come siamo incoerenti nel momento in cui parliamo di democrazia e di parità di diritti e poi trattiamo delle persone peggio dai cani?
Non ci rendiamo conto di quali sentimenti possiamo nascere in queste persone che noi vogliamo che siano presenti di giorno, per lavorare per noi, ma che vorremmo che poi magicamente sparissero la sera, di notte, nei giorni festivi?
E’ mai possibile che nessuno, all’interno dell’amministrazione comunale, consideri necessaria e urgente una azione saggia e lungimirante di dialogo e confronto per poter giustamente pretendere il rigoroso rispetto dei doveri mettendo sull’altro piatto della bilancia il riconoscimento dei loro diritti?
Io so che anche all’interno della maggioranza di destra che amministra la città di Gallarate vi sono persone ragionevoli, sagge, con una ferma coscienza democratica: si muovano prima che sia troppo tardi.
Nell’interesse di tutti.
Perchè una città non è fatta solo di cemento, asfalto e galà della musica.
Un cordiale saluto

Antonio Rubino, Gallarate

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