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Consiglio di Circoscrizione? Difficile comunicarci

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8 ottobre 2007

Gentile Direttore,

sicuramente non è mia intenzione approfittare di questo spazio per uno scambio di opinioni tra vicini di casa, ma mi piacerebbe poter replicare pubblicamente alla lettera di Giancarlo Di Ronco in risposta al mio recente “servizio fotografico” sullo stato delle strade di Velate. Innanzitutto, vorrei precisare che se ho parlato di necessità di nuova asfaltatura di via Lanfranconi è soltanto perché davo pessimisticamente per scontato che la possibilità di un ritorno all’acciotolato originario fosse pura fantascienza. Mi fa piacere scoprire che non è così e che ci sono persone che si sono danno da fare perché ciò sia possibile.

Non è però un caso, e qui la questione si allarga dal caso specifico per diventare a mio parere un esempio indicativo, che gli obiettivi da raggiungere rimangano sempre troppo lontani dagli occhi del cittadino,ai quali si presenta invece una realtà raramente confortante. Giancarlo invita, giustamente, a collaborare tutti per migliorare quello che
ci circonda, un appello che non mi sembra condiviso nei fatti, ad esempio, dal Consiglio di Circoscrizione, che non pare propriamente desideroso di una reale comunicazione con la cittadinanza, malgrado sia l’organismo più prossimo ad essa. Lo dico per esperienza. Mesi fa mi permisi, sempre in
questa rubrica, di esprimere la mia perplessità sul programma all’ordine del giorno di una seduta del Consiglio di Circoscrizione 3, scovato a fatica nel sito del Comune: “cotechinate” e banda musicale mi sembravano temi molto secondari rispetto da quelle che mi parevano e mi paiono i fattori critici del borgo, come appunto la viabilità e le strade. Ecco come cominciava, testualmente, la stizzita risposta del vicepresidente Vitaliano Segna: ” Dei conoscenti mi hanno suggerito di non darLe risposta,
ugualmente le didico 5 minutiŠ..” che proseguiva nell’elenco di tutto quanto realizzato sinora dal Consiglio (contributi a banda e parrocchia compresi), che fosse in tema o meno con la mia critica, frutto di un copia-incolla di chissà quale documento. E che così concludeva (sic): ” Siamo in un paese democratico ma prima di parlare a vanvera si documenti eviterà prossimamente pessime figureŠ..”. Questa la disponibilità dimostrata al confronto e al
dialogo di fronte alla critica. Quella critica civile che possiamo anche giudicare un facile sport, ma che resta inevitabilmente un segnale di vita da parte del cittadino alle istituzioni, e come tale andrebbe colto, anziché liquidato all’altrettanto facile motto di – chi non fa non sa e chi non sa stia zitto -.

Paolo Pedrazzini

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