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Contro la manovra Trichet-Draghi-Napolitano-Berlusconi-Tremonti

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16 agosto 2011

Egregio direttore,
il governo reazionario di Berlusconi, dopo la manovra da 80 miliardi fatta passare in due giorni dalla inesistente opposizione parlamentare, ha approvato un ulteriore massacro sociale che, sommato all’anzidetta manovra, non ha precedenti. Come i ladri, ha aspettato Ferragosto per demolire i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro e lo Statuto dei Lavoratori, concedere ai padroni la libertà di licenziare e la flessibilità selvaggia, colpire le donne innalzando l’età pensionabile, aumentare le tasse per i lavoratori dipendenti, rapinare stipendi e liquidazioni dei dipendenti pubblici, privatizzare i servizi e, nel contempo, tagliarli. Inoltre, col pretesto dello spostamento, vengono di fatto aboliti il Primo Maggio e il 25 Aprile. Il decreto Trichet-Draghi-Napolitano-Berlusconi-Tremonti persegue la demolizione di quello che rimane delle conquiste dei lavoratori, costate sangue e sacrifici. Una demolizione imposta dalla Bce, dalla Ue, dal Tesoro Usa, per salvare gli sporchi interessi dell’oligarchia finanziaria di fronte all’aggravarsi della crisi economica capitalista.
Mentre si mantengono i privilegi di un’accozzaglia di usurai e di politicanti, mentre aumentano le spese per le aggressioni militari all’estero, mentre si continuano a finanziare i parassiti del Vaticano, mentre le grandi ricchezze patrimoniali e immobiliari, l’evasione fiscale, i redditi da speculazione non vengono sfiorati, la Presidenza della Repubblica e il Governo, insieme con tutti i partiti borghesi, chiedono ulteriori sacrifici. Questi reazionari fingono di combattersi fra loro, ma sono compatti quando si tratta di condannare milioni di lavoratori alla miseria.
Ribellarsi a questa situazione è, oltre che necessario, doveroso. Ma come? Davanti a un attacco di queste dimensioni occorre mobilitarsi dando vita ad un fronte unito di tutti i proletari contro l’offensiva capitalista e la politica reazionaria e guerrafondaia. È necessaria la più ampia unità di azione degli operai, dei disoccupati, dei lavoratori, dei giovani, delle donne del popolo, dei pensionati, di tutti coloro che vogliono combattere il capitalismo e difendere in maniera intransigente gli interessi delle grandi masse operaie e popolari. Tutti gli organismi politici e sindacali, le associazioni, i movimenti che resistono all’offensiva in corso sono chiamati a mettere in campo una vasta e prolungata mobilitazione in cui convergano tutti i fronti di lotta, per cacciare Berlusconi e i suoi complici, impedendo l’avvento di qualsiasi altro governo che faccia la stessa politica antioperaia.
Un passaggio cruciale di questa mobilitazione sta nella proclamazione dello sciopero generale, che deve essere effettuato il prima possibile ed assumere un carattere politico. Occorre rivendicare l’uscita dalla Ue imperialista e dalla Nato, il ritiro dall’Euro, il ripudio delle catene del debito, l’abolizione di ogni privilegio dell’oligarchia, dei politicanti e del Vaticano.
I lavoratori non devono pagare nulla! Sono i padroni, i ricchi, i parassiti responsabili della crisi, del debito e della speculazione, che devono pagare! Il tempo delle illusioni sul pacifico progresso nei limiti del capitalismo è finito. Più si accentuerà la crisi di questo sistema e più si porrà davanti ai lavoratori il dilemma decisivo: schiavitù politica ed economica o soppressione dello sfruttamento e dell’oppressione capitalistici. E a questo punto, se si vorrà sciogliere questo dilemma, sarà vitalmente necessario ricostruire un autentico partito comunista, unico e decisivo strumento di cui possano dotarsi i proletari per condurre con successo la lotta di classe contro il capitalismo e i suoi manutengoli, aprendo la via al socialismo.

Spartacus

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