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Cosa ha detto il Cardinale

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16 gennaio 2009

Caro direttore,

cosa ha detto di così scomodo l’Arcivescovo di Milano, che ieri sera a Varese ha incontrato gli amministratori locali della diocesi? Ecco qualche breve passo.

“Specialmente nel momento difficile che l’economia mondiale sta attraversando, con la solidarietà non bisogna dimenticare la sobrietà, che è l’uso corretto e sapiente dei beni che realizza una solidarietà piena …

Dovremmo riflettere sulla giusta dimensione della crescita economica… perché non si può far crescere all’infinito la domanda di cose, e uso appositamente il termine «cose»… Quanto è giusto crescere? E, ancora, in quali settori è giusto crescere di più? La medicina, la cultura, la ricerca scientifica, l’ecosostenibilità, l’agroalimentare per dare cibo a tutti…

È in gioco il nostro modello di sviluppo, la sua dimensione pienamente umana…

Forse nessuno ci sta seriamente pensando, perché ci lasciamo travolgere dal meccanismo irrefrenabile del mercato. Un’economia seria non può non porsi la domanda e cercare la risposta; così come una politica seria: possiamo sostenere uno sviluppo che non si faccia carico delle esigenze del pianeta: dei popoli poveri ed esclusi dalla mensa imbandita dei Paesi ricchi, dell’ambiente, del risparmio delle risorse naturali?

Porsi la domanda sul modello di sviluppo e sul tasso di crescita, sulla distribuzione delle risorse ha realmente a che vedere con il progresso e con il benessere di tutti. Non è l’atteggiamento di chi vuol tornare indietro, ma di chi vuole proseguire …significa chiedersi dove stiamo andando …

Si tratta di domande che spesso infastidiscono, forse semplicemente perché toccano il cuore della questione…”

Fin qui le parole rivolte da Tettamanzi ai politici che hanno avuto la saggezza e l’umiltà di andarlo ad ascoltare. C’è da riflettere, per i politici e per tutti.

Un amico, che ha il gusto del paradosso un po’ amaro, ha riassunto il discorso così: “L’Arcivescovo ci ha spiegato cosa fare… se vogliamo essere sempre in minoranza.”

Ha ragione? Chissà?

Ripensandoci mi è venuto in mente l’America in questi giorni, col cambio alla Presidenza e l’avvio di un nuovo programma, sul quale si ripongono grandi speranze di cambiamenti, Un programma ‘obbligato’ dalla crisi epocale che investe il cuore del sistema di mercato, ma scelto convintamente dalla maggioranza.

Poteva anche non essere così. Mi viene in mente che ci fu già un momento in cui i politici sentirono “scricchiolare il Titanic”: accadde nel ’79, quando Jimmy Carter fece un discorso sullo stile di vita che doveva cambiare, dipendere meno dal petrolio, risparmiare più che consumare. La risposta fu il discorso del novembre ’79 di candidatura di Reagan, che venne poi eletto (nel 1980) promettendo ben altro: prodigalità e primato imperiale sarebbero continuati, e anche deficit e sprechi.

La maggioranza aveva scelto un cambiamento che assicurava, con altri metodi economici, un Impero dei Consumi ancor più smisurato.

Oggi siamo ad una nuova svolta, possiamo stare a vedere come andrà, oppure anche fare la nostra piccola parte per spingere nella direzione giusta.

Saluti cordiali

Roberto Caielli

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