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Costi economici ed ambientali dello sci in Forcora

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5 dicembre 2013

Buongiorno,
leggo sul vostro quotidiano del significativo esborso degli enti pubblici della nostra provincia (480.000 euro, ripartiti tra provincia e comunità montana) per il rinnovo degli impianti di risalita in Forcora.
Due rapidi calcoli ci dicono che dividendo l’importo di 480.000 euro per il costo di un giornaliero per adulti (15 euro), servono ben 32.000 giornalieri per ripagare l’investimento.
Non ho idea del numero di presenze annuali in Forcora, ma se stimassi 100 persone ogni sabato e domenica dei 3 mesi invernali arriverei a 2400 presenze.
Il problema è che non si tratta di un investimento, bensì di denaro generosamente elargito dagli enti pubblici per mantenere in vita un impianto da sci che da solo non potrebbe stare in piedi.
Il gestore dell’impianto deve infatti caricare sul giornaliero anche i costi di gestione (preparazione piste, personale, eccetera) e la stagione sciistica in Forcora non è sufficientemente prolungata da garantire profitti elevati. Anzi, la società è in rosso! Da internet si può scaricare il bilancio della società Sciovie Forcora Srl che gestisce l’impianto: da questo risulta una perdita di esercizio di 9100 euro nel 2009 e di 6700 euro nel 2010!
E’ quindi necessario l’intervento dell’ente pubblico per consentire delle spese straordinarie come quelle di rinnovo degli impianti a fune che, anche se ripartite su 30 anni di ammortamento, il privato non è in grado di affrontare.
In altre parole: l’attività di gestione dell’impianto da sci non si autosostiene, ma sta in piedi grazie ad un contributo dello stato, ovvero, in altre parole, di tutti i cittadini (compresi quelli che non hanno mai messo degli sci sotto i propri piedi).
Ci si chiede allora dove sta la spending review di cui tanto si parla se gli enti pubblici sono in grado di erogare 480.000 euro per fornire non un servizio essenziale alla collettività, quali quelli erogati da scuole ed ospedali, polizia e vigili del fuoco, bensì per garantire un’attività ludica riservata a pochi. Se non fosse per il basso prezzo del giornaliero in Forcora direi pure a pochi eletti, visto che lo sci, anche se diventato negli ultimi decenni fenomeno di massa, è pur sempre un’attività che alla base richiede attrezzature costose (gli sci si possono noleggiare, giacche a vento e pantaloni no)…
E’ giusto che quindi la collettività continui a sostenere delle attività che non hanno una sostenibilità economica, e che non risultano indispensabili, in periodi di crisi economica?
Oltre alla sostenibilità economica riteniamo che l’intervento in questione non abbia nemmeno una sostenibilità ambientale: con le attuali tendenze all’innalzamento delle temperature, l’impianto è inevitabilmente destinato a ridurre gradualmente i giorni di operatività di anno in anno e probabilmente nel futuro non potrà più contare su un innevamento naturale garantito.
Le Alpi sono disseminate di esempi di impianti abbandonati a basse quote, inutile illudersi sul destino della Forcora, a quota 1300 metri.
Anche la provincia di Varese non sa allontanarsi dalla logica degli anni 70, che vedeva nel turismo sciistico un fenomeno da incentivare: ma i costi economici ed ambientali (non dimentichiamo che un giorno non tanto lontano l’impianto dovrà essere smantellato) li paghiamo tutti!

Cordiali saluti

Roberto Andrighetto

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