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Crenna o Zanzibar?

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23 aprile 2009

Egr. direttore,
questa mattina ero un po’ fuori orario e così in piazza a Crenna ho visto uno spettacolo nuovo: una fila di bambini, sorvegliati da un adulto ogni cinque o sei, che andavano a scuola con le loro brave cartelle. Credo si tratti di un’iniziativa tipo pedibus che definirei un’idea lodevole.
L’immagine è durata un attimo, giusto il tempo di attraversare la pizza in macchina, ma mi ha dato da pensare.
Mi sono ricordato che, nel secolo scorso, andavo anch’io alla stessa scuola a piedi, ma da solo, come tutti gli altri. Lo stesso succedeva con le medie o il liceo. Oggi è praticamente impossibile transitare davanti a qualsiasi scuola, non solo per il numero esagerato di genitori apprensivi che accompagnano i loro bambini (dai 6 ai 20 anni), ma anche per la pretesa di depositarli e prelevarli esattamente davanti all’ingresso, cosa che dà origine a spettacoli fantozziani. Mi chiedo se succede lo stesso all’università.
Una cosa sola non mi è piaciuta di quella fila di bambini: erano tutti attaccati ad una catena. Per fortuna si limitavano a tenerla solo con una mano. Non si può fare nulla per evitarlo? A me ha evocato subito l’immagine delle lunghe file di schiavi che attraversavano l’Africa diretti ai mercati di Zanzibar.
Mi chiedo anche se il sistema della catena sia educativo. Mi chiedo se alla fine il fatto di andare a scuola a piedi e con gli altri non sia visto come un obbligo scomodo e fastidioso, come stare nel banco zitti a sentire una lezione di grammatica. Mi chiedo anche se non sia un sistema per abituare i bambini a stare tutti in fila, a debita distanza uno dall’altro, zitti, allineati e coperti, attaccati alla catena per seguire le direttive dell’autorità.
Forse sono solo un vecchio liberale, ma sono ben contento di aver mandato in giro i miei figli con i loro mezzi, dalle scarpe in avanti, o con i mezzi pubblici, quando esistenti. L’idea della catena proprio non la sopporto.
 
Con i miei migliori saluti
 
Alberto Gelosia

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