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Crisi e domeniche al lavoro

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28 novembre 2012

Gentile Direttore,

facendo riferimento alla lettera pubblicata qui, mi sento in dovere di dire la mia, essendo un lavoratore che da più di un anno, si trova nella condizione di dover lavorare anche la domenica, grazie alla "manovra scaccia crisi". Ora, partiamo da un dato per me significativo: nonostante le aperture sette giorni su 7, ho registrato un calo del 40% del mio volume d’affari. Mettiamoci in mezzo la crisi, le compagnie web based (che mordono le caviglie dei dettaglianti "tradizionali) e il gioco è fatto.

Un sorriso ironico ha solcato il mio viso leggendo la frase: "Veramente non vedo il motivo concreto, anche perchè chi lavora in ospedale o in aziende a ciclo continuo o nei ristoranti dovrebbero avere lo stesso trattamento ,credo che a nessuno farebbe  piacere se i ristoranti fossero tutti chiusi la domenica o se i bus o i treni fossero fermi, ci sono lavoartori di serie A e di serie B ?", vorrei soltanto far notare al lettore GM che un commesso non ha in primo luogo gli stessi diritti di un impiegato (non potendosi rivolgere ai sindacati anche quando manca il risposo settimanale), un commerciante non salva delle vite, non fornisce un servizio essenziale, ma soprattutto le aperture domenicali non sono il modo migliore per rilanciare l’economia. Esistono dunque lavoratori di serie A e di serie B partendo dai diritti, se qualcuno non se ne fosse ancora accorto. Inoltre, che vantaggio può avere un commesso che si ritrova un guadagno di 15€ in più al mese, grazie alle aperture domenicali? Il modo migliore per contenere le perdite e massimizzare i profitti, sarebbe quello di seguire il modello dei negozi svizzeri. Non è una mancanza di "voia de laurà", semplicemente chi lavora nel settore si è accorto sin dalle prime battute che questo modello impostoci dall’alto non funziona.

Sfido chiunque ad andare volentieri a lavorare in negozio per 15€ in più in busta, sacrificando le proprie domeniche che potrebbero essere trascorse con la famiglia, gli amici o più semplicemente dedicandosi allo sport (visto in tv o praticato). Sinceramente della questione religiosa m’importa ben poco, ciò che mi interessa davvero è di avere almeno un diritto uguale a quello degli altri lavoratori. Io pretendo il riposo domenicale, visto che già lavoro 6 giorni su 7. Perchè dovrei alterare il mio ciclo vitale in funzione di una ordinanza che non sta dando dei risultati concreti? Certo, un giorno di riposo è bene o male concesso a tutti, ma un lunedì a casa è ben diverso da una domenica passata in compagnia della propria famiglia. Il gioco vale davvero la candela?

Cordiali saluti,

Diego

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