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Crocifisso e socialità

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9 dicembre 2009

Gentile signor direttore,

le mando un saluto e due spunti-appunti su una situazione reale secondo me sintetizzata in particolare da due articoli di questo bel quotidiano. Dopo aver letto le parole del signor Marco Corso nell’articolo
http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=158618 vorrei suggerire di non considerare il crocifisso né come simbolo religioso né come simbolo culturale. Il crocifisso come simbolo religioso rischierebbe di venire interpretato come istigatore di separazione e di litigio fra cristiani e non-cristiani (intendendo qui gli atei, i musulmani, ecc. ecc.). Il crocifisso come simbolo culturale rischierebbe di venire interpretato come istigatore di rivendicazione di espressione di persone di varie tendenze politiche e/o religiose incompatibili fra loro (giustamente qualcuno rivendicherebbe l’esponibilità dei propri simboli fra i quali si sente inquadrato che sono ben elencati nell’articolo). La società multiculturale moderna fonda la propria sostenibilità e continuibilità nel tempo sia sulla mutua accettazione pacifica della
libertà di tutti sia sulla difesa della libertà di tutti (minoranze comprese). Il crocifisso è un simbolo sociale di fratellanza fra i popoli, i quali grazie all’intervento dell’Infinito possono colloquiare con un
linguaggio che si chiama carità o mutua-attenzione-e-accoglienza-pacifica-disinteressata. Bisogna notare che il cristianesimo è stato un passaggio obbligato del passato per conseguirla (la fratellanza tra i popoli) e che essa non è ancora stata pienamente raggiunta per cui non esiste alcun motivo valido
per togliere il crocifisso.

Questo obiettivo sembra inconciliabile con la multireligiosità di oggi, ma il crocifisso è un simbolo sociale di appartenenza a un popolo di persone che riconoscono o che rivendicano di essere state generate
dall’Infinito e quindi è un modo per scavalcare le diversità politiche culturali e sociali senza rinnegarle.
Troppo comodo rivendicare (come fanno alcuni politicizzanti che hanno preso posizione contro la libertà di alcune minoranze scomode) che l’Infinito sia solo il loro dio muto imparziale creatore di tutti e di tutto specialmente della democrazia e della nazione e dei loro beni e del loro potere, e dimenticare che l’Infinito ha inviato i suoi apostoli in tutto il mondo 1 a farlo conoscere per farlo amare e 2 a realizzare la mutua disponibilità confermando che essa è il suo progetto sull’umanità.

I sacrifici richiesti dall’Infinito a ogni persona sono le manifestazioni di giustizia indicate dalle opere di misericordia corporali http://it.wikipedia.org/wiki/Opera_di_misericordia che automaticamente implicitamente portano a costruire e a mantenere il benessere di tutti indipendentemente da chi questi siano. Con questo mio messaggio vorrei invitare a prendere posizione anche su un altro problema un po’ vincolato al primo. Anche dopo aver letto l’articolo della redazione http://www3.varesenews.it/lombardia/articolo.php?id=158669 continuo a pensare che la condizione "siamo tutti protagonisti della stessa vita" è implicata dalla condizione "nessuno si è fatto da solo" (tranne il premier) che vuol dire che "ognuno ha la responsabilità-merito del benessere del suo prossimo e la responsabilità-demerito del malessere del suo prossimo",

La democrazia è un valore incontestabile della nostra società, serve a dare spazio a tutti (minoranze comprese), stabilendo che (nelle decisioni importanti vincolanti tutti) l’opinione della maggioranza vada
considerata di più dell’opinione della minoranza. Con i referendum gli italiani hanno deciso alcune regole della vita civile. Con la democrazia rappresentativa gli italiani hanno stabilito alcune regole della vita politica. Con il discorso religioso sembra che l’umanità si frazioni in appartenenti a religioni fra esse incompatibili, ma penso che le opere di misericordia corporali siano una espressione di qualunque civiltà
possibile (tranne che per gli atei, ma credo che nessuno sia completamente ateo perché in valori condivisibili bisogna credere comunque) e che con esse le diverse religioni possano anche convivere.
Ma perché, allora, la gente non se ne rende conto e litiga?

Carlo Cattorini

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