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Da Cernobyl a Fukushima

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20 aprile 2011

Egr. Direttore,
Sono passati 25 anni da quel tragico 26 aprile 1986 in cui un esperimento maldestro provocò il più grande disastro ecologico del XX secolo, con lo scoppio della centrale nucleare di Cernobyl. Ma anche quel fatto così tragico non è riuscito ad essere maestro della storia. Allora si disse che la tecnologia sovietica era obsoleta, superata, che quella tragedia non sarebbe mai potuta accadere nelle nostre civiltà tecnologiche e democratiche. Ma la storia ha ancora una volta smentito la nostra supponenza. A Fukushima in Giappone, un terremoto devastante a cui ha fatto seguito uno tsunami ancora peggiore, ha sconvolto qualsiasi previsione umana rendendo possibile l’impossibile: le centrali nucleari sono per loro natura insicure e il prezzo di questi insicurezza è incalcolabile.
Come allora, anche il governo giapponese si è comportato quasi in stile sovietico. Cercando di minimizzare l’accaduto, hanno sostenuto all’inizio che il livello di disastro si è collocato tra 5 e il 6, al di sotto di quello di Cernobyl, per poi smentirsi dopo alcune settimane oggi numerose associazione ambientaliste indipendenti sostengono che la zona di sicurezza deve essere portata a 50 Km. con la conseguenza di trasferire una popolazione che potrebbe oscillare tra 1,5 a 2 milioni di persone. Noi la verità non la sapremo mai con il risultato che Fukushima rischia di diventare una nuova e più grande Cernobyl, in cui in pericolo saranno ancora una volta i soggetti più deboli, soprattutto i bambini. Noi non sappiamo se nei prossimi anni oltre ai bambini di Cernobyl dovremo ospitare anche i bambini di Fukushima. Certo, il Giappone non è la Bielorussia, il Giappone è la terza potenza economica mondiale, è uno dei paesi più ricchi del mondo, oggi provato da una crisi oggettiva gravissima. Ma una cosa è sicura: questa tragedia rappresenta forse l’ultimo campanello di allarme che la natura dà all’uomo: la corsa allo sfrenato consumo energetico deve cessare, prima che tutto il nostro pianeta diventi inospitale e invivibile per gli esseri umani. Non può essere definito progresso per l’umanità quella tecnologia per rischia di sacrificare migliaia di vite umane per i prossimi anni, che lascia in eredità alle future generazioni per centinaia di migliaia di anni scorie radioattive, che procura gravi malattie soprattutto per i bambini e che rischia di togliere la speranza nella vita ad intere popolazioni. Ne sono giustificabili guerre al solo scopo di accaparrarsi materie prime o fonti di energie come avviene in questi giorni in Libia. Se il mondo è diventato globale, il pensiero dell’uomo deve diventare globale. Senza questa rivoluzione culturale è l’uomo che rischia l’estinzione.
Yuri Bandazhvsky, il professore che abbiamo ospitato qui a Varese lo scorso mese di settembre e che è anche autore del documentario “IO CITTADINO DI CHERNOBYL” nella intervista che ha rilasciato il giorno dopo la sua conferenza, ha definito un genocidio mascherare o tacere sulle malattie che provoca ancora oggi la radioattività nelle zone colpite da quella catastrofe. Oggi dopo Fukushima, è crimine contro l’umanità continuare a pensare di costruire nuove centrali nucleari. In Europa e in tutto il mondo civile e democratico ormai il dibattito è come uscire al più presto dal nucleare: Svizzera, Germania, Stati Uniti e la stessa Francia il dibattito è questo. Solo l’Italia, o solo il governo Italiano è come al solito in ritardo. Per il nostro Paese vale allora l’appello lanciato da Adriano Celentano che ha definito irresponsabile la non partecipazione alla prossima campagna referendaria all’inizio di giugno sul nucleare. (ammesso che ora ci consentano ad andare al referendum).
Per il nostro comitato e per tutte le famiglie che in questi anni hanno ospitato i bambini di Cernobyl ci sono mille motivazioni per continuare questo cammino di solidarietà avviato qui a Induno Olona dalla parrocchia di san Paolo. Alla comunità di Azzio e alla Sua Amministrazione Comunale che con la loro adesione vogliono candidarsi a portare avanti questa esperienza di solidarietà l’augurio e che possano diventare quei semi che “caddero in buona terra e diedero frutto, che crebbe e si sviluppò, rendendo quale il trenta, quale il sessanta e quale il cento” (Marco 4, 8). (coloro che vogliono ospitare un bambino di Cernobyl nei primi 15 giorni del mese di agosto, possono ancora telefonare al n. 0332 200286).
Ad Azzio, in Valcuvia e in tutta la Lombardia, dove sono nato e cresciuto, la terra è ancora buona, fertile e solidale non inquinata nè dalla radioattività nè dall’egoismo. Per fortuna nostra anche se non ne abbiamo i meriti.
Emilio Vanoni. Presidente del Comitato Cernobyl di Induno Olona. Tel. 0332 200286

Emilio Vanoni. Presidente del Comitato Cernobyl di Induno Olona

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