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Da che pulpito vien la predica!

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28 settembre 2006

Egr. Direttore,
chiedo ancora ospitalità per esprimere la mia sorpresa in merito alle affermazioni del Sig. Protasoni in riferimento al mio intervento sull’assurda reazione del mondo islamico alle ragionevoli parole del Papa. Sorvolo sulla gratuito commento che mi attribuisce “…forzature polemiche”: forse il Sig. Protasoni non legge i giornali e non sa di certe ridicole esternazioni di un tal Di Pietro & C. Ma ancora più lontano dalla realtà è il consueto pregiudizio verso le scuole confessionali, che poi di fatto non sono, in quanto tenute a rispettare gli stessi ordinamenti scolastici di tutte le altre. In particolare il signore in questione sembra non essersi mai confrontato col programma educativo di una scuola di ispirazione cattolica la quale, se ben gestita, sa sviluppare i programmi ministeriali in un contesto educativo specifico e, proprio per questo, capace di un’ autentica educazione globale della persona e della sua coscienza critica. Invece si cade ancora nel patetico equivoco che solo un’insegnamento di tipo neutro (ma chi mai l’ha visto ?!) è in grado di formare l’autentico cittadino: e questo non può darsi che nella sola scuola “pubblica” ! Forse il Sig. Protasoni non sa che anche questo mito si è da tempo infranto pure in Italia (ultima nazione europea con la Grecia) con il riconoscimento di un sistema scolastico pubblico integrato in cui concorrono, con la stessa dignità, realtà educative di diversa tipologia, ovvero strutture a gestione statale o di tipo privato, confessionali e non. Insomma non è il grigio appiattimento al pensiero unico , tipico dei sistemi totalitari (cfr. scuola cubana…) che garantisce la formazione del cittadino, quanto piuttosto l’autentica possibilità di approfondire anche specifiche valenze educative e religiose in un quadro di orientamenti comuni. Ma ancora più anacronistica la velenosa critica all’insegnamente della religione nelle nostre scuole: è un insegnameno previsto in ogni nazione europea (con la sola esclusione della Francia, ma è ben nota l’incapacità cronica della classe politica francese su temi religiosi, basti pensare alla grottesca legislazione sui simboli religiosi…), ovviamente modulato sul contesto locale: ad esempio in Germania c’è l’opzione tra le ore di religione cattolica, luterana e (alternativa seria che purtroppo manca in Italia !) ore di etica laica. Senza poi contare il fatto che da noi – se si escludono i dati delle grandi aree metropolitane – la percentuale di frequenza è molto alta e con un leggero incremento in questi ultimi anni. Insomma, c’è tanto di vecchio nell’intervento del Sig. Protasoni, risuona l’eterno pregiudizio contro la valenza educativa della religione. Tutto ciò mi sembra poco ragionevole e così lontano dalle illuminate parole di Benedetto XVI a Ratisbona (dove i titoli acquisiti nelle facoltà Teologiche sono riconosciuti dallo Stato…).

prof. Luca Cattaneo, Gemonio

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